Cefalù, quartier generale della Targa Florio: quando alberghi e ristoranti facevano la “Cursa”

Negli anni d’oro della corsa più antica del mondo, la città di Cefalù fu il vero cuore pulsante della Targa Florio. Le scuderie alloggiavano nei suoi alberghi, i piloti cenavano nei suoi ristoranti, le bisarche affollavano le sue strade. Pochi se lo ricordano, ma Cefalù è stata per due decenni la “capitale” segreta della corsa più antica del mondo. Ecco perché.

C’è una pagina della nostra cittadina di Cefalù che pochi conoscono e che merita di essere raccontata. Mentre tutti, quando parlano della Targa Florio, pensano subito a Cerda, Collesano, Termini Imerese, Campofelice di Roccella, ben pochi ricordano che per oltre vent’anni – in pratica per tutta l’epoca d’oro del Mondiale Marche – Cefalù è stata il vero “quartier generale” della corsa più antica del mondo. Le grandi scuderie internazionali alloggiavano a Cefalù. I piloti più famosi del mondo cenavano nei suoi ristoranti. E nei garage cittadini si lavorava giorno e notte per preparare vetture leggendarie. Era una Cefalù diversa, vivace, internazionale, che merita di essere riscoperta.

Una scelta logistica diventata leggenda

Per capire come Cefalù sia diventata il fulcro della Targa Florio bisogna tornare agli anni Sessanta. La gara era allora inserita nel Campionato Mondiale Marche, all’epoca più importante e seguito della stessa Formula Uno. Una competizione mondiale di tale prestigio richiedeva tempi di preparazione lunghissimi.

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Il Piccolo Circuito delle Madonie, 72 chilometri di strade di montagna con oltre diecimila curve, era considerato il tracciato più difficile al mondo. Per memorizzarlo i piloti dovevano fare prove e ricognizioni per intere settimane prima della gara. Le squadre arrivavano in Sicilia con grande anticipo: meccanici, ingegneri, dirigenti, giornalisti, piloti, copiloti.

Dove alloggiare tutta questa gente? La risposta era una sola: Cefalù. La città offriva una combinazione perfetta. Alberghi di qualità appena nati nel boom turistico degli anni Sessanta, garage attrezzati per le complicate operazioni di preparazione, una stazione ferroviaria con buone connessioni grazie ai treni speciali Cefalù-Parigi inaugurati per il Club Méditerranée, e soprattutto la vicinanza al circuito: Campofelice di Roccella a un soffio, Collesano e Castelbuono dietro l’angolo.

I garage, le bisarche, le auto da sogno

Le immagini dell’epoca raccontano una città trasformata. In primavera, alla vigilia della gara, i garage di Cefalù diventavano box veri e propri. Ferrari, Porsche, Alfa Romeo, Alpine Renault, Lola, Abarth: i bolidi più potenti del pianeta venivano scaricati dalle bisarche che riempivano le vie cittadine.

I racconti di chi c’era parlano di un’atmosfera elettrica. Piloti, meccanici, pubblico, auto, bisarche: tutto si mescolava nelle stradine di Cefalù in una vivace ed eccitante mescolanza. Per i ragazzini della città, vedere da vicino una Porsche 908/3 o una Ferrari 312P era qualcosa di magico. Gli appassionati arrivavano da tutta Europa solo per visitare i box improvvisati nei garage cefaludesi.

Il ristorante Eukaliptus, “salotto” dei piloti

Tra i luoghi simbolo della Cefalù di quegli anni, uno emerge su tutti: il ristorante Eukaliptus. Era qui che si davano appuntamento, alla sera, i piloti più importanti del mondo. Un locale che oggi sopravvive solo nei ricordi, ma che in quegli anni rappresentava una specie di “salotto buono” della Targa Florio.

A tavola, davanti a piatti di pesce e vino siciliano, si parlava di motori e di tempi sul giro. Ma si parlava anche di vita. È proprio all’Eukaliptus che, durante una Targa Florio, il cifalutano Francesco “Ciccio” Liberto, già amico dei piloti, si trovò una sera in compagnia di due piloti destinati a diventare leggende: Ignazio Giunti e Nanni Galli. Quella cena cambiò la vita di Ciccio: nacque l’idea delle “scarpe da corsa su misura” che avrebbero portato il nome di Cefalù nei piedi di Niki Lauda, Vic Elford, Mario Andretti, Clay Regazzoni, Emerson Fittipaldi, Jo Siffert, Jackie Ickx. Ma questa, come si dice, è un’altra storia.

L’Hotel Santa Lucia e la pizza con Vaccarella

Un altro luogo entrato nella mitologia cefaludese della Targa Florio è l’Hotel Santa Lucia. Negli anni Sessanta era uno degli alberghi di riferimento delle scuderie. E fu proprio qui, alla vigilia della Targa Florio 1965, che avvenne un incontro storico.

Su invito di un amico, Ciccio Liberto si presentò all’Hotel Santa Lucia per mangiare una pizza. Al tavolo trovò due piloti che stavano per scendere in gara nell’edizione di quell’anno: Nino Vaccarella, il “Preside Volante” idolo di tutta la Sicilia, e Ignazio Giunti, futuro talento purissimo del motorsport. La conversazione fu animata. Poi Giunti chiese al cifalutano: “Lei di cosa si occupa?”. “Sono un calzolaio”, rispose Ciccio. Giunti non si fece scappare l’occasione: “Mi farebbe un paio di scarpe da indossare quando guido?”. Era nata, davanti a una pizza siciliana, una leggenda che avrebbe portato Cefalù sui podi di mezzo mondo.

Le mura medievali e il rombo dei motori

C’è qualcosa di sorprendente nel pensare a quel periodo. Tra le antiche mura medievali della città di Cefalù, mentre i turisti francesi del Club Méditerranée scoprivano per la prima volta la spiaggia di Santa Lucia, piloti da Formula 1 facevano le ricognizioni in moto sulle strade del centro storico. Mentre i pescatori riparavano le barche al porto, meccanici tedeschi e inglesi smontavano motori da corsa nei garage di via Roma e dintorni.

Cefalù era una città a doppia velocità. Da un lato il fascino senza tempo delle sue tradizioni: la cattedrale normanna, la rocca, il lungomare, le botteghe artigiane. Dall’altro l’irruzione travolgente del motorsport mondiale, con il suo profumo di benzina, le sue uniformi colorate, le sue lingue straniere mai sentite prima.

Ed era anche, grazie alla Targa Florio, una città internazionale ante litteram. Nel 1966, in occasione dei 50 anni della corsa, la grande pilota cecoslovacca Eliška Junková – quella che nel 1928 aveva guidato per tre giri la Targa Florio davanti a Nuvolari – passeggiò sul lungomare di Cefalù con in mano un poster della 50ª edizione. Una foto bellissima, che custodisce il senso di un’epoca.

La fine di un’epoca

Quando il 15 maggio 1977 la Targa Florio finì tragicamente sul rettilineo di Buonfornello, anche per Cefalù si chiuse un’epoca. Le bisarche non sarebbero più arrivate in primavera. I garage non sarebbero più stati box di Ferrari e Porsche. L’Eukaliptus e l’Hotel Santa Lucia avrebbero continuato la loro attività, ma senza più quel via vai internazionale che li aveva resi celebri.

E però la memoria è rimasta. Nelle famiglie cefaludesi si tramandano ancora oggi i racconti di chi vide da vicino un Vaccarella, un Siffert, un Elford. Le fotografie di quegli anni, pubblicate in libri e archivi, raccontano una città che era contemporaneamente medievale e moderna, popolare e internazionale.

Una storia da raccontare

Quando dal 14 al 16 maggio 2026 si correrà la 110ª edizione della Targa Florio sulle strade delle Madonie, saranno molti i cefaludesi che andranno a vedere le prove speciali della Montedoro, della Scillato-Generosa, della Geraci-Castelbuono, della Pollina. Tutte strade vicinissime alla nostra città, perché Cefalù e la Targa Florio sono state, e sono ancora, due cose inseparabili.

Ma camminando per il lungomare, passando davanti a quello che fu il ristorante Eukaliptus, o entrando nei vicoli del centro storico, vale la pena ricordare: per oltre vent’anni Cefalù è stata la capitale segreta della corsa più antica del mondo. Un orgoglio che pochi conoscono. Ma che bisognerebbe raccontare ai giovani cefaludesi di oggi.