Quando un francese vinse la Targa Florio tagliando il traguardo in retromarcia

Il 23 novembre 1919, in una giornata di vento, pioggia e neve sulle Madonie, il pilota francese conquistò la prima Targa Florio dopo la Grande Guerra. Tagliò il traguardo in retromarcia per evitare un pedone, scatenando il caos tra i commissari. Una storia rocambolesca, con un Enzo Ferrari ventunenne in gara, oggi completamente dimenticata.

Esistono finali di corsa che hanno fatto la storia delle gare automobilistiche. E poi esiste il finale della Targa Florio del 23 novembre 1919. Una scena talmente surreale, talmente caotica, talmente bella che sembra uscita da un film. Eppure è accaduto davvero, sulle strade delle Madonie, ed è uno dei capitoli più dimenticati e divertenti della corsa più antica del mondo. Protagonista: un pilota francese di nome André Boillot. Vediamo come andò.

Una Targa Florio dopo la guerra

Per capire l’importanza di quella corsa bisogna fare un passo indietro. L’11 novembre 1918 era stato firmato l’armistizio di Compiègne. La Grande Guerra era finita, lasciando l’Europa in ginocchio. Quasi tutte le competizioni sportive si erano fermate per quattro anni.

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In tutto questo, Vincenzo Florio decise di non aspettare. Voleva che la sua Targa Florio tornasse subito a correre, per ridare un segnale di normalità all’Europa. Per riuscirci, dovette girare in lungo e in largo il continente cercando piloti e case automobilistiche disponibili. Alla fine riuscì a mettere insieme 21 partenti, un piccolo miracolo di quei tempi.

Tra i convocati c’era anche un giovane di 21 anni alle sue prime gare: si chiamava Enzo Ferrari. Sì, proprio lui, il futuro Drake, schierato dalla casa CMN insieme al compagno di squadra Ugo Sivocci. Per il futuro fondatore della Ferrari, sarebbe stata una delle sue prime corse importanti.

Il pilota francese con un fratello caduto in guerra

Tra i favoriti c’era anche il francese André Boillot. Una figura affascinante, segnata dal dolore. Suo fratello maggiore, Georges Boillot, era stato uno degli eroi nazionali francesi dell’automobilismo prima della guerra, pilota Peugeot vincitore del Grand Prix di Francia nel 1912 e 1913. Arruolatosi come aviatore, era morto in combattimento aereo nel 1916, abbattuto sopra Verdun.

André portava sulle spalle l’onore del fratello scomparso. Era reduce da una 500 Miglia di Indianapolis corsa con la stessa Peugeot pochi mesi prima, ritirandosi in gara. Adesso voleva conquistare la Targa Florio per onorare la memoria di Georges.

La vettura che gli affidò la Peugeot, una L25 da 2,5 litri, era un caso curioso. Costruita a Sochaux nel 1914, era stata usata durante la guerra come vettura di servizio per un ufficiale, poi come auto di rappresentanza per i dirigenti Peugeot. Tra il 1914 e il 1919, aveva già percorso 200.000 chilometri. Nel 1919 fu trasformata in vettura da corsa. Qualcuno romanticamente la soprannominò “La Belle Hélène“, come l’operetta di Jacques Offenbach.

Una gara nella tempesta

Quella del 23 novembre 1919 fu una delle Targa Florio più drammatiche di sempre. Il Medio Circuito delle Madonie (108 chilometri da percorrere 4 volte, per 432 chilometri totali) era ridotto a un disastro: quattro anni di abbandono durante la guerra avevano lasciato le strade in condizioni terribili.

Come se non bastasse, le condizioni meteorologiche erano atroci. Vento fortissimo, pioggia battente, persino neve. Le strade diventarono in poche ore una distesa di fango.

La corsa iniziò subito a “fare selezione”. Il giovane Antonio Ascari (futuro padre di Alberto Ascari, campione del mondo di F1) finì in un burrone. Nino Franchini dovette ritirare la sua Alfa Romeo perché il fango ghiacciato che gli veniva sbattuto in faccia gli stava cavando gli occhi. Enzo Ferrari arrivò al traguardo, ma fuori dal tempo limite delle 10 ore, e non venne nemmeno classificato.

Davanti, era una sfida tra due francesi: René Thomas su Ballot e André Boillot sulla Peugeot. Boillot uscì di strada ben sei volte nel tentativo di tenere il ritmo del rivale. Eppure non si fermò mai. A un certo punto, al primo giro, urtò persino una recinzione vicino alle tribune perché distratto dagli spettatori che salutavano.

L’incredibile arrivo al traguardo

E arriviamo al momento incredibile. Boillot stava per chiudere l’ultimo giro. Aveva ormai recuperato terreno sul rivale Thomas (che si era fermato a fare rifornimento). La vittoria era a un passo. Ma proprio nei metri finali, sul rettilineo del traguardo, un pedone (alcune fonti parlano di spettatori) gli attraversò la strada.

Per evitarlo, Boillot tentò una sterzata disperata. La Peugeot fece un testa coda completo. Il motore si spense. Si trovò girato in senso opposto alla direzione di corsa, a pochi metri dalla linea d’arrivo.

Cosa fare? Il francese non si perse d’animo. Riavviò il motore, mise la marcia indietro, e tagliò il traguardo in retromarcia.

Il caos: squalifica, reclamo, reintegro

Apriti cielo. Sul traguardo si scatenò una scena di pura confusione. I commissari di gara lo dichiararono immediatamente squalificato: passare il traguardo in retromarcia era assolutamente vietato dal regolamento.

Il responsabile della squadra di René Thomas, Édouard Ballot (sì, il fondatore della casa automobilistica francese), si fece sentire. La squadra francese di Boillot reagì altrettanto duramente. Le proteste, le grida, i reclami volavano sul rettilineo di Cerda.

Alla fine si trovò un compromesso che ancora oggi fa sorridere: i meccanici della Peugeot riportarono materialmente l’auto indietro, la rimisero nel senso giusto di marcia, e Boillot tagliò di nuovo il traguardo nel verso corretto. Una manovra che da regolamento avrebbe richiesto l’aiuto manuale del solo pilota, ma in quel caos del dopoguerra si chiuse un occhio.

A quel punto i commissari accolsero il reclamo della Peugeot e gli restituirono la vittoria. Quando il secondo arrivato, l’italiano Antonio Moriondo su Itala, tagliò il traguardo, era staccato di oltre mezz’ora. Boillot poteva permettersi tranquillamente quella scena tragicomica.

Una vittoria che ha fatto storia

Il bilancio finale di quel 23 novembre 1919: Boillot vincitore in 7 ore, 51 minuti e 1 secondo, alla media di 55 km/h. Si fermò davanti alle tribune di Cerda con la sua Peugeot fumante, distrutto dalle otto ore di battaglia con vento, neve e pioggia. Fu il primo francese a vincere una Targa Florio dopo la guerra. Una rivincita storica che, idealmente, dedicò al fratello Georges.

Non fu l’unica Targa Florio di André Boillot. Ne avrebbe vinta un’altra nel 1925, sempre con una Peugeot. Salì sul podio anche nel 1922 (secondo) e nel 1926. Eppure, nonostante questi successi, oggi il suo nome è praticamente sconosciuto al grande pubblico.

Una storia da non perdere

Quando dal 14 al 16 maggio 2026 si correrà la 110ª edizione della Targa Florio sulle strade delle Madonie, le moderne auto rally saranno controllate al millesimo di secondo da telecamere e cronometristi elettronici. Nessuna ambiguità sui finali. Nessun testa-coda risolto con i meccanici che riposizionano l’auto a mano.

Quella scena del 23 novembre 1919, con Boillot in retromarcia tra le proteste dei francesi della Ballot, le grida dei commissari e il pubblico ammutolito, è qualcosa che oggi non potremmo nemmeno immaginare. Era un altro mondo. Un mondo che la Sicilia ha avuto la fortuna di ospitare e di vedere nascere.

André Boillot, il francese che vinse “litigando” sulle Madonie, merita di non essere dimenticato. Anche se la storia ufficiale, troppo spesso, lo ha confinato in una nota a piè di pagina dell’albo d’oro della Targa Florio.