La Sicilia resta lontana dall’Italia: stop della Corte al Ponte sullo Stretto

La Corte dei Conti ha respinto il visto di legittimità sulla delibera Cipess n. 41/2025, che approvava il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. I magistrati contabili hanno evidenziato dubbi su coperture economiche, stime di traffico, rispetto delle norme ambientali e antisismiche e sulla competenza dell’organo politico-amministrativo. Nonostante ciò, il governo mantiene la facoltà di proseguire chiedendo al Consiglio dei Ministri una deliberazione motivata che giustifichi il pubblico interesse superiore.

Le reazioni del governo

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito la decisione “l’ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del Governo e del Parlamento”. Ha aggiunto che “i ministeri interessati e la Presidenza del Consiglio hanno fornito puntuale risposta a tutti i rilievi […] una delle censure ha riguardato l’avvenuta trasmissione di atti voluminosi con link, come se i giudici contabili ignorassero l’esistenza dei computer”. Per Meloni, la riforma della giustizia e quella della Corte dei Conti sono “la risposta più adeguata a un’intollerabile invadenza”.

Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha attaccato la Corte definendo la scelta “una grave danno per il Paese” e “più politica che tecnica”. Ha affermato che “trattiamo un progetto auspicato perfino dall’Europa che regalerà sviluppo e migliaia di posti di lavoro da Sud a Nord” e che il governo è “determinato a percorrere tutte le strade possibili per far partire i lavori. Andiamo avanti”.

Il punto di vista siciliano

Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha sottolineato che “questa decisione rischia di paralizzare l’azione di governo ostacolando un’opera strategica per l’Italia e per il futuro della Sicilia”. Ha ribadito che il Ponte è “un’infrastruttura attesa da decenni dai nostri cittadini e dal nostro sistema produttivo” e ha assunto una linea ferma: “Difenderemo con forza il diritto della Sicilia a colmare un divario infrastrutturale che dura da troppo tempo”.

Il nodo della Sicilia isolata

Dietro le dichiarazioni si profila una forte tensione politica e istituzionale: Meloni, Salvini e Schifani convergono nel sostenere che il «no» della Corte rischia di tenere la Sicilia distante dal resto dell’Italia, aggravando un già percepito deficit infrastrutturale e simbolico. Per loro, non si tratta solo di un’opera ingegneristica, ma di un ponte verso l’unità nazionale e lo sviluppo del Mezzogiorno.

Cosa succede ora

Il progetto del Ponte non è bloccato per legge: il Governo può chiedere al Consiglio dei Ministri una deliberazione motivata per superare il blocco della registrazione. Intanto, la Corte dei Conti ha 30 giorni per motivare formalmente il diniego, aprendo la strada a un nuovo round di verifiche. Non mancano le pressioni legali, i ricorsi e l’intervento delle normative europee. Una partita che resta tutt’altro che conclusa, in cui la questione della Sicilia, del Mezzogiorno e della connessione infrastrutturale centrale si gioca in pieno.

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