Quando Cefalù era una tappa della Targa Florio: il Giro di Sicilia che passava sul lungomare

Per 6 edizioni – dal 1912 al 1914 e dal 1948 al 1950 – la corsa più antica del mondo si trasformò in una gara che faceva il giro di tutta la Sicilia. Cefalù era tappa obbligata di un percorso lungo oltre mille chilometri. E pochi sanno che l’idea nacque proprio mentre Vincenzo Florio percorreva in auto la strada da Cefalù a Termini Imerese. Una storia poco conosciuta che merita di essere raccontata.

C’è un capitolo della storia della Targa Florio che riguarda Cefalù in modo molto più diretto di quanto si pensi. Per sei edizioni della corsa più antica del mondo, la nostra città non era solo un luogo dove i piloti dormivano o si riposavano. Era una vera e propria tappa di gara. Le auto sfrecciavano lungo le nostre strade, i pubblico cefaludese si affacciava per vederle passare, i cronometristi battevano i tempi al passaggio degli equipaggi. Era una Targa Florio diversa, gigantesca, che si chiamava “Giro di Sicilia“. E che racconta un pezzo di storia che merita di essere riscoperto.

L’idea nata sulla strada Cefalù-Termini Imerese

Quello che pochi sanno è che l’idea di questa “Targa Florio dell’intera isola” nacque proprio sulla nostra strada. Si racconta in un episodio bellissimo dell’estate del 1911.

In quegli anni la Targa Florio era in crisi. Le edizioni del 1909, 1910 e 1911 erano andate male, con poche iscrizioni e scarso pubblico. Vincenzo Florio doveva inventarsi qualcosa di nuovo. Stava percorrendo, al volante della sua Mercedes, la carrozzabile che da Cefalù portava a Termini Imerese. Al suo fianco c’era un amico fraterno, il conte Guido Airoldi, uno dei primi appassionati siciliani di automobili e uno dei “padri storici” della Targa Florio.

Mentre guidavano lungo il litorale tirrenico, godendosi il paesaggio che ancora oggi noi cefaludesi consideriamo uno dei più belli al mondo, Florio ebbe l’intuizione. Si rivolse all’amico Guido e gli disse:

“Mi sta venendo in mente che, almeno in attesa di tempi migliori, la trovata più ideale per la Targa sia quella di portarla in giro per la Sicilia su queste strade.”

Era nata, lì, tra Cefalù e Termini Imerese, l’idea del Giro di Sicilia.

Una corsa di 1.050 chilometri

Nel settembre del 1911, durante una riunione con gli amici del Sport Club di Palermo, Florio ufficializzò il progetto: “Sapevo di contare su di voi! Così questa sera nasce la nuova Targa che chiameremo Giro di Sicilia.” I camerieri portarono champagne Château Lafitte del 1902 in bicchieri di cristallo di Boemia. Nasceva una corsa destinata a fare leggenda.

Il percorso era impressionante. 1.050 chilometri da percorrere tutti d’un fiato. Si partiva da Palermo, si procedeva in senso orario, e l’itinerario toccava: Termini Imerese, Cefalù, Patti, Messina, Acireale, Catania, Lentini, Siracusa, Avola, Noto, Spaccaforno, Comiso, Vittoria, Girgenti (l’odierna Agrigento), Castelvetrano, Mazara del Vallo, Marsala, Trapani, Alcamo, Partinico, e finalmente di nuovo Palermo.

Per i piloti era una gara massacrante. Per l’isola intera era una festa. Cefalù, in particolare, era la prima grande tappa dopo Termini Imerese, il momento in cui gli equipaggi avevano già iniziato a separarsi e il pubblico poteva vedere le posizioni di gara.

Le prime tre edizioni: 1912, 1913, 1914

La prima edizione del Giro di Sicilia si corse il 25 e 26 maggio 1912. Erano 26 i partenti, solo 15 arrivarono al traguardo. Il primo a tagliare la linea fu l’inglese Cyril Snipe su SCAT 25/35 HP, che impiegò 24 ore e 37 minuti alla media di 42 km/h. Quel giorno, lungo il lungomare di Cefalù, passò una delle prime grandi corse automobilistiche d’Europa.

L’edizione del 1913 vide la vittoria di Felice Nazzaro su una vettura della sua propria casa automobilistica, la Nazzaro. Una curiosità: la gara fu frazionata in due tappe (Palermo-Agrigento e Agrigento-Palermo), e l’ingegnere torinese Gigi Marsaglia vinse tutti i premi della prima tappa, mentre Nazzaro dominò la seconda.

Nel 1914 fu il torinese Ernesto Ceirano su SCAT 22/32 HP a tagliare per primo il traguardo, in 16 ore 51 minuti e 31 secondi, alla media di 62 km/h. Sarebbe rimasta la migliore prestazione sulla distanza dei 1050 km, un record mai più battuto.

Poi venne la Prima Guerra Mondiale. Il Giro di Sicilia si fermò. E quando la Targa Florio tornò, dopo il 1919, scelse di limitarsi alle Madonie. Cefalù sembrava perduta come “tappa di gara”.

Il ritorno del Giro di Sicilia: 1948-1950

Ma la storia aveva ancora qualcosa da regalare alla nostra città. Nel 1948, in piena ricostruzione del dopoguerra, Vincenzo Florio ebbe ancora una volta l’intuizione di riprendere la “vecchia” idea del Giro di Sicilia. Per tre anni – 1948, 1949 e 1950 – la Targa Florio tornò a essere abbinata al Giro dell’intera isola, su un percorso ancora più lungo: 1.080 chilometri.

Stavolta il senso di marcia era invertito (antiorario). L’itinerario partiva da Palermo, andava verso Trapani, Marsala, Castelvetrano, Sciacca, Agrigento, Caltanissetta, Enna, Gela, Ragusa, Noto, Siracusa, Catania, Messina, Cefalù – sempre lei, ultima grande tappa prima del traguardo – e finalmente rientrava a Palermo.

Il vincitore del 1948 fu Clemente Biondetti in coppia con Igor Troubetzkoy, al volante di una Ferrari 166 S spyder Allemano. Tempo totale: 12 ore e 10 minuti, alla media di 88 km/h. Una velocità doppia rispetto a quella del 1912, segno di come l’automobilismo fosse cambiato.

Era anche un’altra Cefalù, quella del 1948. Una città che stava risorgendo dalle ferite della guerra. Il passaggio della Ferrari di Biondetti sul lungomare cefaludese fu, per i cittadini, un segnale potente di rinascita: la vita ripartiva. La velocità ripartiva. La modernità tornava.

Una Cefalù “automobilistica” che non ti aspetti

Pensateci. Per sei edizioni, le grandi vetture da corsa hanno attraversato il centro di Cefalù. Hanno costeggiato il mare. Sono passate davanti alle bancarelle del pesce, davanti alla cattedrale normanna, davanti ai vicoli del centro storico. Le SCAT e le Lancia del 1912. Le Nazzaro del 1913. Le Ferrari, le Maserati, le Cisitalia del dopoguerra.

E le folle cefaludesi accorrevano a vederle. Ci sono fotografie dell’epoca che mostrano la nostra gente affacciata ai balconi, schierata lungo i marciapiedi, con bambini sulle spalle dei padri. Cefalù partecipava, vibrava, viveva.

Una memoria che vale la pena custodire

Quando dal 14 al 16 maggio 2026 si correrà la 110ª edizione della Targa Florio, le moderne vetture da rally affronteranno le prove speciali nei comuni delle Madonie. Cefalù non sarà sede ufficiale di una prova speciale.

Ma camminando lungo il lungomare cittadino, passando davanti al porto vecchio o alla Rocca, vale la pena ricordare. Per sei edizioni della corsa più antica del mondo, la nostra città è stata una tappa ufficiale della Targa Florio. Non un luogo di passaggio: una tappa, cronometrata, registrata, scritta nell’albo d’oro della corsa. E quell’idea, la più grande di tutte le idee di Vincenzo Florio dopo quella del 1906, nacque proprio sulla strada che da Cefalù porta a Termini Imerese.

Un pezzo di storia da raccontare ai nostri figli. Per non dimenticare che Cefalù, prima ancora che città di turismo, di Cattedrale e di mare, è stata anche città di velocità, di motori e di pionieri delle quattro ruote.

Il Segreto del Re, romanzo di Mario Macaluso ambientato nella Sicilia normanna

Una storia che nasce da Cefalù

Il Segreto del Re
Mario Macaluso

Il Segreto del Re nasce da una domanda rimasta aperta per secoli: perché Cefalù, al centro di un progetto tanto ambizioso, è stata lasciata ai margini della storia ufficiale? Attraverso gli ultimi giorni di Ruggero II, il romanzo intreccia potere, fede e silenzi, restituendo alla città il ruolo che avrebbe potuto avere.