Al Cefalù film festival un corto per raccontare la donna contemporanea

“50” è il corto che Luca Maria Iannì presenta per la terza edizione del Cefalù film festival. “E’ un test di prova, una sit-com – commenta – dove la donna contemporanea  si racconta, tra vero e verosimilmente, davanti uno specchio, quello del suo parrucchiere”. Lo abbiamo intervistato.

Chi è Luca Maria Iannì e come nasce la passione per il cinema e per il cortometraggio in particolare?
Me lo chiedo anch’io! Padre di due figlie, architetto (per 15 anni), oggi regista e videomaker a tempo pieno. Una passione quella per il cinema e la fotografia che ho sempre avuto.  Almodovar, Wenders fino a Sorrentino e Garrone i punti di riferimento.
Ho realizzato molti lavori nell’ambito della video arte e alcuni documentari, sempre con un occhio focalizzato sugli aspetti sociali. La fotografia è la cosa che mi trattiene o no nel vedere un film.  La fiction è stata una sfida con me stesso: pochi mezzi, grandi amici ma tanta tanta determinazione.

Hai un particolare progetto al quale sei particolarmente legato?
Si, vorrei continuare a raccontare la contemporaneità, frammenti di tempo, luoghi e situazioni che stimolino il pensiero, preferibilmente controcorrente 🙂
50 diciamo che è un test di prova, una sit-com dove la donna contemporanea si racconta, tra vero e verosimilmente, davanti uno specchio, quello del suo parrucchiere. Ci sono altri progetti in itinere, ma un passo alla volta.

Giri il mondo. C’è un paese al quale sei maggiormente legato e perchè?
L’Italia innanzi tutto. Il Portogallo, molto simile per certi versi alla mia Sicilia, i colori, la luce accecante e lo sguardo verso l’oceano. Mi piace il cinema francese.

Cosa pensi della situazione del cinema indipendente?
Solo grazie alla passione e alla determinazione vengono fuori film di grande qualità, che sia indipendente o no. Pochi forse sono ancora gli spazi, ma penso che le cose stiano migliorando, anche grazie voi.

Quali difficoltà si incontrano per emerge nel mondo della cinematografia?
Come dicono dalle mie parti: i piccoli mancano…
L’accesso a finanziamenti o sponsor è il punto chiave. Non è tanto l’aspetto tecnico a risentirne, quanto le giuste gratificazioni economiche di chi opera in questo campo. Non stiamo parlando né di star né di grandi registi, ma di un gran numero di professionisti che dedicano la loro vita all’arte e all’intrattenimento.  Ho spesso lavorato a costo zero per portare a termine progetti di amici o colleghi in cui credevo, e ne è sempre valsa la pena.

Che messaggio senti di lanciare agli organizzatori del Cefalù film festival?
Cefalù ce l’ho nel cuore, mi ricorda la mia adolescenza, le mie prime vacanze con amici. Auguro al Cefalù film festival di diventare nel tempo un punto di riferimento per tutti quegli autori, registi ed artisti, dove, oltre a poter godere delle bellezze del territorio si possa altresì godere di un cinema indipendente di qualità. Buon lavoro e un grande in bocca al lupo!