Riqualificazione industriale: la Sicilia vuole ancora investire

La riqualificazione dei siti industriali rappresenta, oggi, un punto all’ordine del giorno per centinaia di comuni presenti sull’intero territorio italiano. É soprattutto al sud che la problematica del reinserimento industriale viene presa in esame con maggiore impeto dai responsabili dello sviluppo urbano sostenibile, i quali, sempre più numerosi, richiedono interventi immediati alle istituzioni al fine di ridare lustro e positività alle vecchie aree manifatturiere impegnate soprattutto nel settore della chimica, della siderurgia e del tessile. La problematica ha investito ultimamente anche la regione Sicilia, dove sono tanti i protagonisti della scena politica che cercano di raggiungere accordi in grado di riqualificare, almeno in parte, le più importanti aree industriali dismesse a seguito della crisi industriale.

La riqualificazione dell’industria siciliana, ecco come stanno le cose

Secondo quanto si apprende dai quotidiani nazionali e locali, in Sicilia ci sarebbe tutta la buona intenzione nel rinvigorire il settore della produzione industriale, dove sono centinaia gli imprenditori presi dalla necessità di cambiare il volto alla propria attività commerciale (ma anche, più semplicemente, di attuare dei lavori di manutenzione qualitativa, come l’utilizzo di uno scambiatore di calore). A fronte dei numerosi tentativi intrapresi da parte della maggioranza delle aziende presenti sul territorio siculo di investire il proprio capitale allo scopo di aumentare gli introiti, esistono ancora dei nodi ancora da sciogliere. Uno tra questi riguarda soprattutto quei circa 230 nuovi posti di lavoro che si sono tanto auspicati, prima della partecipazione al bando relativo alla riqualificazione industriale. Tutto questo, secondo i responsabili della cosa pubblica si profilerebbe come l’ennesima beffa della quale la regione siciliana si appresta a tenere conto per i prossimi anni. Un altro annoso problema che riguarda più da vicino la questione economica è rappresentato dalle 27 imprese che si dicono pronte a far fruttare gli investimenti, nel modo migliore e nel minor tempo possibile.

I progetti coinvolti ed il problema delle graduatorie

All’interno dei piani di riqualificazione industriale avallati da un variegato numero di aziende attive sul territorio siciliano, l’ammontare economico da investire non supererebbe gli 80 milioni di euro e, i progetti, sarebbero comunque molto poveri dal punto di vista dei vari settori coinvolti, quali quello del turismo, dell’energia rinnovabile e tanti altri. Insieme a qualche conto che rischia di non tornare per migliaia di professionisti, esiste la possibilità che le attività commerciali inserite nelle graduatorie stilate anni addietro, rischierebbero di non essere prese in considerazione dal nuovo piano di riqualificazione industriale avanzato dai vertici delle attività produttive regionali. Da ciò, scaturisce che l’eventuale esistenza di un nuovo bando comporterebbe inevitabilmente un ulteriore allungo dei tempi di messa a disposizione delle risorse economiche individuate per la riqualificazione delle attività produttive dismesse.

Il rischio di un’ennesima penalizzazione per la Sicilia

A detta dei vari esperti del settore, il rischio al quale va incontro l’intero territorio nell’essere nuovamente penalizzato sotto l’aspetto della produzione industriale, sarebbe imminente, dal momento che si è deciso di indire un nuovo bando. Si teme, in linea generale, che gli investimenti economici messi a disposizione delle imprese dismesse possano finire nel baratro, registrando così un’altra pesante batosta per tutti quegli imprenditori che hanno deciso di donare un nuovo volto alla propria attività. Alla luce dei nuovi dati scaturiti dalle ricerche sulla disoccupazione, poi, è emerso che la Sicilia sarebbe ancora nettamente indietro sotto il profilo dell’occupazione lavorativa, secondo il quale la presenza di centinaia di giovani ancora senza lavoro prefigurerebbe, ormai, l’arrivo di una vera e propria catastrofe per il settore manifatturiero.

Il reinserimento industriale, le priorità delle aziende in difficoltà e il sistema di riscaldamento

Dei 27 progetti già presentati ed immediatamente attuabili da parte delle aziende partecipanti, si può arrivare a non concludere nulla di buono, impedendo di fatto l’attuazione dei programmi di reinserimento industriale per tutte le attività manifatturiere in difficoltà. Il programma stilato per la ricrescita della regione Siciliana sarebbe così non assolutamente in linea con quanto il territorio stesso ha bisogno in questo momento. Tra tutto quello di cui necessità l’isola, c’è solamente la priorità di incentivare la produzione, aumentando il benessere dei cittadini e rioffrendo quanto di buono perso dalle industrie meridionali negli ultimi anni. Una preghiera va fatta, infine, per una buona riuscita della riqualificazione dei vari sistemi di riscaldamento presenti nelle aziende del territorio, da tempo in preda alle più svariate problematiche di tipo tecnico-amministrativo.