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Chiese madonite: la matrice di Caltavuturo fra opere antiche e sculture di rara bellezza

La chiesa madre di Caltavuturo è dedicata ai santi Pietro e Paolo.  L’edificio esisteva già alla fine del ‘400 in quanto era una piccola chiesa di campagna. Con il passare degli anni è diventata sempre più importante tanto da essere più volte ristrutturata e ampliata. Intorno al 1580 è stata ricostruita e alcuni decenni dopo, a metà del ‘600, entra in competizione con l’allora Matrice di san Bartolomeo. E’ di questi anni la costruzione di un campanile, l’erezione di alcune nuove cappelle e l’arrivo di un coro ligneo. Queste nuove strutture la rendono sempre più idonea a diventare la nuova Matrice del paese tanto che nel 1652 il vescovo di Cefalù, Francesco Gisulfo, accoglie le richieste dei fedeli e permette di celebrare in questa chiesa le stesse liturgie che si svolgevano in quella di san Bartolomeo. Nel 1740 ottiene il titolo di Matrice ma dell’originaria chiesetta di campagna restano poche cose. A cambiarla sono intervenuti anche alcuni fenomeni sismici che nella prima metà del ‘700 costringono la comunità di Caltavuturo a rinnovarla totalmente. Il terremoto del 1763, per esempio, ne danneggia gravemente la zona absidale.

I nuovi lavori trasformano la chiesa. Viene prolungata in avanti ed assume la forma a croce latina, con tre navate, un ampio transetto ed il presbiterio. Nel primo decennio dell’800, i Sesta, che già avevano lavorato nella Chiesa della Badia, ne decorarono la facciata. A loro sono da attribuire anche le attuali figure in stucco degli apostoli Pietro e Paolo collocati nel prospetto. La cornice in pietra intagliata della porta maggiore, invece, è stata realizzata dai mastri Vincenzo Miraglia e Vincenzo Filippone di Petralia. 

A metà ‘800 l’interno della chiesa viene decorato ma i lavori hanno poca fortuna in quanto un disastroso incendio che si verifica il 10 settembre 1880, giorno della festa della patrona di Caltavuturo, rovina tutto il bello che fino ad allora era stato realizzato all’interno della struttura. La chiesa viene nuovamente rinnovata. 

Oggi al suo interno è possibile ammirare diverse opere artistiche di un certo pregio. Si parte dalla Cappella del Sacramento dove si trova un interessantissimo ciborio marmoreo, datato 1516. L’opera reca sulla predella otto apostoli e il tabernacolo al centro. Nello scomparto centrale, tra paraste con decorazioni gaginesche, è presente Cristo Risorto tra due bellissimi Angeli, Nella lunetta è raffigurata la Natività. Ad oggi non è facile risalire ai suoi autori. Dal monastero delle benedettine proviene, invece, la tela raffigurante il Cristo morto del 1630 di Pietro Pometta, pittore palermitano vissuto tra il XVI ed il XVII secolo molto attivo in altri centri delle Madonie. Nel dipinto i volti e i gesti dei personaggi non mostrano il tipico pathos per la visione del Cristo morto ma sono immersi in un paesaggio dominato da scuri colori. Nella stessa cappella si trova l’Adorazione dei Magi che risale al ‘500 ed è attribuita allo spagnolo Joannes de Matta. La tela mostra i tre Magi in adorazione in una rara atmosfera incantata, quasi una realtà da fiaba: gente di corte in sontuosi abiti sono in atteggiamento riverente dinnanzi a Gesù bambino che col suo gesto pare invitare alla preghiera. Aprono la stessa cappella due interessanti sculture raffiguranti l’Angelo e l’Annunziata di scuola gaginiana, attribuite a Giuliano Mancino. Alla base della statua dell’arcangelo Gabriele si trova al centro la Madonna con due figure adoranti. Alla base della statua della Vergine, invece, è stata scolpita la Natività con ai lati due deliziose teste alate di cherubini.

Nel presbiterio campeggia il Cristo Crocifisso, realizzato da Gaspare la Rizza nel 1885, che riporta alla memoria quelli realizzati da frate Umile da Petralia. Ai lati del Cristo sono posti Pietro e Paolo, titolari della chiesa, che risalgono agli inizi del XIX secolo e sono opera di un ignoto scultore. Sulle pareti sono presenti diverse tele. Tra queste l’Incoronazione della Vergine firmata nel 1886 dal pittore palermitano Giuseppe Carta. Dal 1980 accanto all’altare è presente la Madonna della Neve. La scultura presenta sulla parte posteriore le iniziali “FL”, e per questo è stata attribuita dagli studiosi locali allo scultore dalmata Francesco Laurana, attivo in Sicilia tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo. Alcuni studiosi hanno messo in dubbio questa attribuzione e vorrebbero far risalire l’opera a Domenico Gagini. La Vergine presenta caratteristiche stilistiche sia gaginesche che lauranesche, tanto imitate dai diversi scultori attivi in Sicilia tra la fine del ‘400 e la prima metà del ‘500: per questo motivo potrebbe verosimilmente ascriversi a uno o più artisti operanti in questo periodo sulle Madonie. Nella cappella sud del presbiterio, chiamata della Balata, tra pregiati marmi e dipinti di ignoti autori, si trova la Vergine con il Bambino che gli studiosi identificano con quella commissionata a Giuliano Mancino nel 1513.

Interessante l’organo con cantoria in stile barocco, realizzato da Antonio La Valle nel 1619 e collocato sopra la porta centrale, che domina imperioso l’ingresso della navata centrale. E’ riccamente decorato da volute, teste alate di cherubini, figure fitomorfe e antropomorfe. Sull’architrave si trovano Pietro e Paolo e sulla cantoria l’Immacolata Concezione con ai lati i santi Bartolomeo e Girolamo, intervallati da pannelli decorati che riecheggiano le soluzioni adottate dai Gagini. Proseguendo nella navata laterale nord si trova la tela che raffigura i santi Ignazio, Francesco Saverio, Isidoro, Teresa d’Avila e Filippo Neri che risale al 1624. Nello stesso lato della chiesa si trovano la statua lignea di san Bartolomeo (XIX secolo), la Discesa di Gesù dalla Croce (1590-1620) e il fonte battesimale del 1649. Proseguendo si trova la cappella dell’Immacolata Concezione dove è collocata l’omonima tela riferita al fiammingo Guglielmo Walsgart e datata intorno agli anni sessanta del Seicento.