Videogiochi che contrastano l’Alzheimer: elenco di app e videogame

Si chiama «Sea Hero Quest» ed è un videogioco che nella realtà raccoglie dati sulla demenza. Si può scaricare gratuitamente da Google Play e App Store. Il giocatore deve condurre una barca per raggiungere alcuni punti d’approdo che sono visualizzati all’inizio del gioco per poi scomparire. Il giocatore deve ricostruire la griglia del percorso per arrivare al suo obiettivo. La rivista scientifica statunitense «Pnas», organo ufficiale della United States National Academy of Sciences, sostiene che grazie a questo videogioco si è scoperto che le persone a alto rischio genetico, portatori del Apoe4, la proteina mutante che incattivisce l’alzneimer, hanno prodotto nei compiti di navigazione risultati peggiori, scegliendo percorsi meno performanti per arrivare all’obiettivo. Questo videogioco è stato installato da oltre 4,3 milioni di persone ed invia i dati in forma anonima generando dati di ricerca corrispondenti a più di 117 anni e fornendo agli scienziati informazioni che con la ricerca tradizionale sulla demenza avrebbero impiegato 176 secoli. I dati preliminari sul primo livello di gioco, in cui una volta compiuto un percorso si deve lanciare un razzo di segnalazione verso il punto di partenza, dicono che mentre i teenager hanno una accuratezza del 74% nel compito, a 50 anni si scende al 46%.

Al mondo esistono più di 50 milioni di persone, in prevalenza donne, affette dal morbo di Alzheimer. Numeri destinati a triplicare entro il 2050. In Italia sono 1.241.000 le persone affette da demenze e si stima che oltre seicentomila siano colpite da Alzheimer. E’ importante effettuare una diagnosi precoce della demenza per impostare un’adeguata strategia terapeutica e di supporto al paziente. 

Nel futuro per contrastare l’Alzheimer ci sarà sempre meno uso dei farmaci e più ricorso ai videogiochi. Quali sono oggi i videogiochi e le app, oltre «Sea Hero Quest», che aiutano a combattere l’Alzheimer?

1. Neuroracer. E’ arrivato sulla scena nel 2013 ed è un videogioco semplicissimo. Bisogna tenere un’automobilina al centro di una strada parecchio tortuosa. Sopra all’auto appaiono dei simboli colorati: un quadrato rosso, un cerchio blu, un triangolo verde e così via. Il giocatore deve premere un pulsante solo quando vede apparire il simbolo che gli è stato indicato prima di iniziare a giocare e mai negli altri casi. Il neuroscienziato Adam Gazzaley dell’università di San Francisco, ha fatto uno studio su persone con più di 60 anni. Ha dimostrato che dopo solo 12 ore totali di gioco nel corso di un mese, i partecipanti mostravano miglioramenti nell’abilità nel gestire contemporanea di più attività, nella memoria a breve termine e nella capacità di mantenere l’attenzione per lunghi periodi di tempo, tutte abilità celebrali che di solito peggiorano invece di migliorare quando invecchiamo. Il dottore Gazzaley dice di sperare che giochi come il suo possano essere usati sia come terapia, sia come strumento per individuare i sintomi di malattie degenerative.

2. Evo è videogioco per smartphone e tablet che potrebbe aiutare a diagnosticare l’Alzheimer ed altri problemi neurodegenerativi. I test vanno avanti da alcuni anni. In questo videogioco l’utente, muovendo il dispositivo, dovrà condurre un omino giallo, a bordo di una specie di navicella, lungo una sorta di fiume in diversi ambientazioni ed in diverse sfide per fargli raccogliere vari oggetti ed allo stesso tempo deve premere sullo schermo in corrispondenza di quelli che sembrano essere pesci ed uccelli. Questo esercizio messo a punto da Adam Gazzaley, neuroscienziato dell’Università di San Francisco, mette in moto una funzione che è tra le prime a venire meno in caso di problemi neurologici: l’elaborazione di interferenza. Il prodotto è stato creato quale gioco di intrattenimento ma che in realtà è basato sulla scienza. Raccoglie dati e li analizza in tempo reale mentre l’utente gioca. 

3. Plan it commander (Comandante della pianificazione). E’ un videogame che affronta i problemi comportamentali dei bambini, guidandoli attraverso sfide sempre più difficili legate al disturbo di cui soffrono. Questo video gioco è stato progettato con la divisione farmaceutica di Johnson & Johnson, sarà sottoposto a test clinici per valutarne l’efficacia e usato come modello di strumento da affiancare alle medicine per la cura di malattie come Alzheimer e schizofrenia. 

4. Chat Yourself è una app basata su una chatbot, cioè un servizio di messaggistica che usa l’intelligenza artificiale, che permette di aiutare le persone ad ovviare in qualche modo a questo problema. Chat Yourself è la prima chat da utilizzare per conversare con se stessi 24 ore su 24, e ottenere in questo modo informazioni vitali. E’ stata pensata per aiutare le persone nella prima fase dell’Alzheimer, che è caratterizzata da perdita della memoria e da un disorientamento spazio temporale. Grazie ad un assistente virtuale è capace di memorizzare l’intera vita di una persona, basandosi sulle informazioni date dalla stessa persona, e quindi di rispondere a ogni sua richiesta su informazioni fondamentali. Per esempio il nome e il contatto della propria moglie e dei propri figli, la strada per tornare a casa, le scadenze della settimana, eventuali allergie o medicinali da assumere, e tutte le informazioni utili ad affrontare al meglio una giornata. La chatbot è sviluppata su Messenger, l’applicazione di messaggistica istantanea di Facebook. usare Chat Yourself è semplicissimo. A risponderci non c’è una persona, ma una macchina che ci fornisce informazioni che gli abbiamo precedentemente dato noi. Questa chat è stata sviluppata grazie all’apporto fondamentale di nextopera, l’acceleratore di idee, progetti e persone, che si è occupato di progettazione e sviluppo, e con un team di psicologici, fondamentale per creare la lista di domande a cui il malato deve rispondere per fornire al chatbot tutte le informazioni necessarie alla creazione di risposte utili, rassicuranti e precise.