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UIl FPL e CIMO: nota congiunta sull’ospedale di Cefalù

  • Al Presidente Regione Sicilia
    Assessore Salute Regione Sicilia
    Sindaco di Cefalù
  • e p.c. Presidente
    Direzione Sanitaria
    Direzione Amministrativa
    Consiglio di Amministrazione
    Fondazione Istituto Giglio di Cefalù
  • Oggetto: Individuazione Fondazione Istituto G. Giglio di Cefalù come Ospedale di riferimento emergenza Covid-19.
  • Le sottoscritte OO.SS. Medici e Comparto prendono atto che, in considerazione dell’emergenza nazionale e regionale dovuta alla pandemia da COVID-19, la Presidenza della Regione Sicilia, l’Assessorato alla Sanità e tutta la Giunta Regionale, hanno deciso di inserire la Fondazione Istituto G. Giglio di Cefalù (in atto Struttura Ospedaliera di Diritto Privato Accreditata con il Sistema Sanitario Regionale) in una rete ospedaliera per la cura dei pazienti affetti da COVID-19.
    Gli operatori della Fondazione G. Giglio non vogliono voltare la faccia da un’altra parte in questo momento così difficile e drammatico per il popolo italiano e siciliano.
    Tuttavia, proprio per il senso di responsabilità che il nostro ruolo impone, siamo consapevoli che è nostro dovere offrire sia la migliore assistenza possibile ai pazienti Covid-19 (che presuppone formazione specifica, esperienza e disponibilità di adeguati presidi sanitari), sia la migliore prevenzione della diffusione del contagio.
    Entrambe le esigenze sono imprescindibili, pur consapevoli che il rischio zero non esiste.
    Le sottoscritte OO.SS., proprio per la loro finalità di tutelare la sicurezza dei lavoratori e di garantire il migliore servizio agli utenti, hanno il dovere di fare delle osservazioni ed avanzare delle richieste impellenti in merito a questo nuovo, gravoso ed imminente incarico.
    L’esperienza della Lombardia e delle altre regioni del settentrione ha dimostrato che la diffusione e l’estensione incontrollata del contagio, con conseguente impennata dei decessi, è stata in grande parte determinata dalla commistione di pazienti affetti da COVID-19 con quelli non-COVID all’interno delle stesse strutture (vedi “catalyst.nejm.org”, DOI: 10.1056/CAT.20.0080, del 21.03.2020). E infatti, facendo tesoro di queste esperienze, il ministero della salute ha pubblicato il 25 marzo un documento di indirizzo in cui viene esplicitamente sollecitata la identificazione di “…strutture/stabilimenti dedicati alla gestione esclusiva del paziente affetto da COVID-19 …” e, al tempo stesso, strutture non-COVID da utilizzare “… per contribuire ad attività necessarie … nonché per la riprogrammazione dell’attività assistenziale nei confronti di pazienti che non possono interrompere il percorso di cura …” (Ministero della Salute, Direzione Generale della Programmazione sanitaria, “Aggiornamento delle linee di indirizzo organizzative … in corso di emergenza COVID-19”, 25/03/2020). Le OO.SS. fanno presente che:
    La nostra Fondazione Giglio ha significative limitazioni infrastrutturali che possono inficiare l’irrinunciabile isolamento dei pazienti COVID-19 ad alta contagiosità. In particolare si sottolinea che l’ospedale è strutturato come un monoblocco diviso in cinque bracci confluenti: è del tutto impossibile una separazione assoluta dell’“area-COVID” dall’“area-nonCOVID”. Anche ammettendo che la procedura organizzativa elaborata per minimizzare il contagio sia perfetta – dando atto alla Direzione Strategica della Fondazione di avere adottato tempestivamente, a questo riguardo, provvedimenti appropriati – è evidente che, in caso di ospedale ibrido, vi sarebbe comunque un alto rischio di diffusione del contagio, con conseguenze catastrofiche. E’ l’infrastruttura che include in se una limitazione oggettivamente insuperabile. Chi è grado di escludere che avvenga un imprevisto in un’organizzazione che non c’è stato il tempo di collaudare e validare? Chi è in grado di escludere un errore umano che potrebbe vanificare una procedura pur ben concepita? Chi è in grado di escludere il potenziale pericolo di diffusione dell’infezione a causa di un sistema di aereazione non specificamente progettato per una condizione di altissima contagiosità? Specie in una situazione di oggettiva impreparazione specifica. Si rischia di riprodurre esattamente gli errori già commessi nelle regioni del nord-Italia, ma in una fase diversa, in cui ci sarebbe ancora il tempo di adottare una strategia diversa.
    non ha competenze professionali sanitarie e parasanitarie specifiche per l’assistenza di questa tipologia di pazienti, è carente di personale infermieristico con esperienza nella gestione di pazienti affetti da malattie infettive ad alta contagiosità, nonché la grave, notoria e cronica carenza di Medici Anestesisti Rianimatori.
    1. La trasformazione dell’ospedale cefaludese in ospedale COVID-19 comprometterebbe inevitabilmente in modo significativo l’erogazione delle prestazioni sanitarie ad alta complessità offerte da molti anni ai pazienti che provengono da un ampio bacino territoriale. In particolare, nel nostro ospedale sono presenti Unità Operative strategiche che garantiscono livelli assistenziali di vitale importanza. l’assistenza ai pazienti Covid-19 in provincia di Palermo è stata prioritariamente affidata dall’Assessorato alla Sanità a Strutture Ospedaliere Pubbliche già strutturate per questa funzione, come da precedenti pianificazioni sanitarie regionali, ed in possesso di infrastrutture, servizi e competenze specifiche (vedi ospedale Cervello, Ospedale Civico ARNAS, Policlinico Università di Palermo, ove sono presenti i reparti di malattie infettive), quasi tutte allocate in padiglioni autonomi che facilitano il maggiore isolamento possibile dei pazienti infettivi ad alta contagiosità rispetto agli altri utenti e sanitari.
    l’ospedale attualmente è in possesso di limitate disponibilità e scorte di dispositivi di protezione individuale (DPI) specifici ed adeguati (esempio maschere con elevato filtraggio FFP2, FFP3, camici monouso rinforzati, occhiali e visiere protettive, ecc.) atte a garantire la massima protezione dei sanitari, irrinunciabile, durante l’assistenza dei pazienti COVID per diverse settimane e/o mesi. Dopo quanto premesso, le OO.SS. (Medici e Comparto) congiuntamente chiedono quanto segue:
    1) Ulteriore potenziamento, per quanto ragionevolmente possibile, delle strutture sanitarie pubbliche palermitane precedentemente menzionate, già attive ed organizzate all’uopo, mediante l’implementazione delle risorse professionali, tecnologiche e infrastrutturali.
    2) Trasferimento di pazienti COVID a Cefalù solo in caso di saturazione delle strutture palermitane e compatibilmente con le risorse sia strutturali sia professionali disponibili (con particolare riferimento alla grave carenza di rianimatori).
    3) Che le attività assistenziali in regime di ricovero ordinario, day-service, day-hospital e ambulatoriali, finora erogate dalla Fondazione, ad eccezione di quelle di emergenza, vengano, nostro malgrado, dirottate in altri nosocomi o strutture limitrofe, al fine di minimizzare il rischio di contagio.
    4) Che i pazienti attualmente ricoverati non affetti da patologie COVID-19 vengano rapidamente trasferiti in strutture sanitarie alternative e qualitativamente analoghe, al fine di evitare pericolose infezioni nosocomiali.
    5) Garanzia che tutti gli operatori sanitari siano dotati quotidianamente di adeguati (per quantità e qualità) dispositivi di protezione individuali (DPI) in relazione alla mansione svolta da ciascuno, come previsto dalla normativa nazionale per la bio-protezione e che sia possibile effettuare il tampone diagnostico a tutti gli operatori sanitari.
    6) Partecipazione e turnazione del personale sanitario nell’assistenza dei pazienti COVID per periodi prestabiliti, tenendo conto di criteri di selezione oggettivi e verificabili (ovviamente non discriminativi), con la garanzia di creare gruppi di lavoro omogenei ed equilibrati per competenze professionali ed esperienza.
    7) L’attivazione immediata di una serie di servizi gratuiti, facilitazioni ed indennità economiche aggiuntive per i sanitari che parteciperanno volontariamente o saranno cooptati tramite ordine di servizio a svolgere tale mansione sanitaria alquanto perigliosa, con estensione anche ai sanitari in forza ai servizi di pronto soccorso a partire dall’inizio dell’emergenza Covid e con effetto retroattivo.
    8) L’implementazione e reclutamento, da parte della Regione Siciliana, della Protezione Civile e del Ministero della Salute, in modo immediato, adeguato e proporzionato alla casistica e tipologia dei pazienti COVID ricoverati, di personale medico (anestesisti, pneumologi, infettivologi e internisti) ed infermieristico specializzato oltre che di sufficienti e adeguate apparecchiature elettro-medicali per la ventilazione assistita, invasiva e non, e per il monitoraggio dei pazienti COVID in fase critica.
    9) Garanzia che la Farmacia Ospedaliera abbia tempestivamente e costantemente un adeguato approvvigionamento di farmaci specifici (secondi i protocolli terapeutici in atto riconosciuti e autorizzati dall’Istituto Superiore di Sanità ISS) per il trattamento dei pazienti affetti da COVID-19 e di adeguate forniture di farmaci antibiotici e antivirali per il trattamento di altre infezioni ospedaliere non legate direttamente al COVID-19 (es. sovra-infezioni batteriche farmacoresistenti ecc.). Fiduciosi in una ragionevole ed opportuna rivalutazione del caso, si attende un doveroso e celere riscontro.
  • I Segretari Aziendali UIL-FPL(Medici e Comparto)
    F.to ( Dott. D.Raimondo- Dott. G.Cristofaro )
  • Il Segretario Aziendale CIMO
    F.to ( Dott. T.Cipolla )