Disturbi del sonno ed emotività

Dormire è un’esigenza fisiologica per ciascuno di noi e condizione di riposo indispensabile all’organismo;  durante il sonno diminuiscono le concentrazioni di cortisolo e adrenalina, ormoni che nella veglia ci permettono di agire e che aumentano quando siamo sotto stress.

Cosa accade quando dormiamo poco e/o male? Per quanto l’esigenza di sonno sia molto soggettiva e correlata all’età, agli stili di vita o ai ritmi di ciascuno, in genere il mancato sonno, la difficoltà ad addormentarsi, i risvegli notturni o comunque un sonno disturbato e non qualitativo, possono pregiudicare il “benessere” della vita diurna; così si comincia ad avvertire senso di fatica, scarsa concentrazione, irascibilità e spesso come in un circolo vizioso, si prova preoccupazione di non riuscire più a dormire.

Allo stesso modo i “malesseri” della vita di ogni giorno, influenzano la qualità del nostro riposare e le alterazioni del sonno, sono spesso il primo segnale di qualcosa che non va, che ci turba, che temiamo o che non riusciamo ad affrontare. Spesso ne siamo consapevoli, altre volte invece non riusciamo a cogliere il nesso tra le irregolarità dei nostri ritmi sonno-veglia e i problemi emotivi che ne stanno alla base.

Tra i disturbi del sonno il più noto o frequente è l’insonnia, indice non solo di una difficoltà ad addormentarsi, ma anche del mantenere lo stato di sonno, per cui ci si risveglia in piena notte e non si riesce più a chiudere occhio se non alle prime luci dell’alba o proprio quando ci si deve alzare; poi ci sono le ipersonnie e le parasonnie: le prime indicano il troppo dormire e un bisogno eccessivo di sonno, sebbene ciò non significhi migliore qualità del riposo; le seconde attengono ai movimenti muscolari del corpo mentre si dorme, come il bruxismo (digrignare i denti), il sonniloquio (parlare nel sonno), l’agitazione motoria degli incubi, il sonnambulismo, tutti elementi di intralcio alla funzione rigenerativa del sonno.

Senza generalizzare, ma riferendomi all’esperienza clinica, l’insonnia spesso si collega a situazioni di stress e di ansia; l’insonne, come in un perenne stato di allerta non riesce a concedersi una pausa, sembra non riuscire a “staccare la spina” e a distogliere la propria mente da pensieri e preoccupazioni nemmeno quando dorme, con conseguenze sfibranti per il proprio equilibrio psicofisico. L’ipersonnia invece, può collegarsi a un vissuto depressivo, in cui il sonno diventa una fuga dalla realtà, un rifugio in cui proteggersi dalle inquietudini e dagli assilli del quotidiano.

In ogni caso i disturbi del sonno non vanno sottovalutati e occorre comprendere la causa che li ha determinati, per poterli affrontare e risolvere. Essi, infatti, se non si regolarizzano in breve tempo, possono indurre problemi di salute, per l’impossibilità di soddisfare la naturale richiesta di sonno, necessaria tanto per il corpo quanto per la mente.