Per i seicento anni dalla morte del B. Agostino Novello: Il fausto giorno del 19 maggio nel ricordo di Francesco Faciano

Con l’articolo di fondo scritto da padre Francesco Faciano (1873-1958), sul periodico religioso “Il Novelli” del 19 maggio 1919, veniva ricordato il sesto centenario della salita al cielo del Beato Agostino Novello (1240 circa – Siena 19 maggio 1309). Il sacerdote, oltre ad essere stato direttore responsabile della suddetta Testata giornalistica, e Professore di Sacra Scrittura, Lingua ebraica, Filosofia e Lettere nel Seminario Vescovile di Cefalù, fu anche autore dei seguenti testi: “Epistola di S. Paolo agli Ebrei con annotazioni, Santa Cecilia Vergine e Martire”, “Voci dall’Ombra”, “A Benito Mussolini”, “Per le nozze auguste della principessa Maria del Belgio ed il Principe Umberto II di Savoia”.

Inoltre, il Faciano, a Termini Imerese (PA) ricoprì la carica di Presidente sia della Cassa rurale di prestiti del “Beato Agostino Novelli”, e sia del Monte di Pietà.

Per amor di cronaca, ricordiamo che al giornale terminese “Il Novelli”, collaborò il canonico Rocco Cusimano (1868-1952), insegnante di Religione al Regio Liceo-Ginnasio “Gregorio Ugdulena”, nonché Direttore della locale Biblioteca, denominata “Liciniana” (1). Il Cusimano è noto e rammentato per la sua fortunatissima: “Brevi cenni di Storia Termitana”.

Riportiamo per la distesa, ai nostri cinque lettori, qui per la prima volta, la riproduzione del medesimo articolo intitolato: “Il 19 maggio 1909”.

 

Il 19 Maggio 1909

«Tra le date memorande che Termini illustre registra nella sua storia gloriosa, tiene il primo posto il giorno faustissimo del 19 Maggio; dappoichè ci ricorda essa una di quelle grandezze che i rivolgimenti politici di ogni sorta, le rivoluzioni economiche e sociali, i mutamenti continui di uomini e cose non possono giammai oscurare.

La morte dei giusti, a dire di Agostino, Vescovo di Ippona, è il principio della loro apoteosi, della confermazione della grazia: è l’alba eterna d’una imperitura primavera e il rinascimento della vera vita.

E’ quel lieto dì, che porta seco gli effluvi della natura che si risveglia, come da profondo letargo, quel giorno indimenticabile, che dischiude tutta la voluttuosa dolcezza del mese dei fiori, il roseo Maggio, per  i figli della novella Imera ha proprio un siffatto linguaggio.

L’epiche imprese degli eroi di Marte, i voli sublimi del genio pensatore, le ardite scoverte dell’uomo della scienza, le conquiste del cuore, del braccio, dell’intelletto si spezzano sul freddo marmo che chiude gli avelli, s’infrangono nel doppio scoglio del tempo e dello spazio.

Solo i trionfi della virtù restano sempre.

Questa nostra città, che a guisa di leonessa superba riposa sulla riva del mare, riscaldata dalle prodigiose acque termali, quasi custodita dal maestoso Euraco, a ragione si appella terra feconda d’uomini illustri.

Nel campo delle scienze e delle lettere, delle arti e della politica, e delle armi non pochi dei suoi figli si sono coronati di onore e di gloria, e con essi e per essi, seguendo la face di nobili ideali, si è avanzata ella, con le vetuste consorelle dell’isola classica, nel radioso cammino della civiltà.

Ma se dei grandi del secolo ha ricordato con festa la superiorità relativa e parziale sugli altri nella meravigliosa esplicazione della loro vita: un tale ricordo non è stato né completo, né costante.

Termini civile e credente invece rievoca ogni anno con un culto perenne, la figura, smagliante di luce, del Beato Agostino Novelli, perocchè la di lui gloria non cede alla forza dei tempi, non subisce trasformazione di sorta, rimane fulgida e pura come i raggi del sole, nitida e bella come l’aurora.

A giudizio degli uomini, talora è vile oggi chi ieri era acclamato un eroe; nella Chiesa la luce dei santi, che è luce di cristiana virtù non s’eclissa giammai.

La civile società festeggia dei grandi suoi la nascita e il giorno in cui raccolsero nel campo dell’umana, attività la palma della vittoria; la chiesa al contrario fa brillare sul capo dei giusti l’aureola della santità nel di cui ricorre la commemorazione della loro morte.

E’ questo la rimembranza della glorificazione, il giorno del transito al regno della felicità imperitura, l’inizio d’una vita che non avrà mai fine.

Oggi si compie il 6. Centenario della morte del più implicito figlio di Termini Imerese; sono scorsi seicento anni da che e gli carico di meriti, lasciava la terra dell’esilio per  unirsi al suo eterno principio nella comunicazione dell’amore: i cuori di mille e mille suoi concittadini esultano di santa letizia, e ne benedicono il nome e ne cantano le virtuose gesta, come se oggi egli entri redimito di gloria nella sua città natale.

Era nostro desio armonizzare stamane gli inni della natura fiorita ed olezzante con i cantici melodiosi delle anime devote all’immortale Novelli.

Casi imprevisti han rimandato la lieta e doverosa commemorazione al mese di agosto.

Prepariamoci tutti a quella festa solenne.

Il beato ci sorride dal cielo, e spande a dovizia i divini carissimi sui suoi fratelli.

Con lo slancio sublime di chi vive di fede, con l’entusiasmo frenetico di giovani petti, disponiamoci a manifestargli l’omaggio sentito e profondo della nostra devozione, del nostro culto, della sincera nostra riconoscenza».

F. Fr.

 

(1) La Biblioteca di Termini fu istituita nel 1800 su iniziativa del sacerdote Giuseppe Ciprì (1743-1809). In seguito fu da lui chiamata “Liciniana”, dallo pseudonimo arcadico di “Mopso Licinio” che egli assunse, quando nel 1774, insieme ai sacerdoti, Giuseppe Gargotta, e Antonio Comella Fileti (1741-1815), fondò l’Accademia Euracea. La benemerita associazione prese il nome dal Monte S. Calogero (o Euraco), che nell’Arcadia locale fu ritenuto la mitica sede dei Pastori Imeresi. Tale sodalizio culturale ebbe come mecenate il facoltoso Don Giuseppe Gandolfo (1728 circa – 1789), il quale peraltro accolse nella sua casa, durante i periodici incontri, i componenti della suddetta accademia. Del Ciprì, animatore più attivo dell’Euracea, trovasi conservati nella Biblioteca “Liciniana”, i sotto menzionati manoscritti:

La rettorica, ovvero l’arte di ben parlare, divisa in dieci dialoghi, con un discorso preliminare intorno alla origine e progresso della eloquenza in 4°.”;

Esame storico-critico sulla patria, famiglia, e sugli atti del beato Agostino Novelli ternitano-imerese vol. 2. in fol.”.

 

Bibliografia e sitografia

Giuseppe Maria Mira, “Bibliografia siciliana”, Vol. Primo, Palermo, 1873.

La Civiltà Cattolica, Roma, 1904.

Francesco Faciano, “Epistola di S. Paolo agli Ebrei con annotazioni”. Palermo, tip. Pontificia, 1904.

La Rassegna Nazionale, periodico letterario e culturale, vol. 139, Firenze 1904.

Francesco Faciano, “Il 19 Maggio” 1909 “Il Novelli” Periodico religioso, Anno 3 N. 4, Termini Imerese, 19 maggio 1909.

La Civiltà Cattolica, Roma, 1916.

Francesco Faciano, “Santa Cecilia Vergine e Martire”.

Francesco Faciano, “Voci dall’Ombra”, Officine tipo – Litografiche Barravecchia & Balestrini , Palermo, 1926.

Rocco Cusimano, “Brevi cenni di storia termitana” , Palermo 1926.

Francesco Faciano, “A Benito Mussolini”, Zanichelli, 1929.

Francesco FacianoPer le nozze auguste della principessa Maria del Belgio ed il Principe Umberto II di Savoia. Catalogo dei Cataloghi del Libro Italiano 1933. Società Generale delle Messaggerie Italiane, Bologna.

Giuseppe Longo, 2011, “Dopo 232 anni rinasce l’Accademia Euracea”, Cefalùnews, 4 luglio.

Patrizia Bova – Antonio Contino, 2021, “La Splendidissima nel Grand Tour. 1776 Jean Hoüel a Termini Imerese”,  Esperonews, 6 maggio.

Giuseppe Longo 2021, “Il 600° anniversario della morte del Beato Agostino nelle pagine di storia termitana del Canonico Rocco Cusimano”, Cefalùnews, 8 giugno.

 

Si ringrazia Eduardo Giunta Fotografo (per la riproduzione illustrativa inserita nel testo) e il Collezionista Francesco La Mantia.

Foto di copertina, Testata giornalista de “Il Novelli”, per gentile concessione di Francesco La Mantia.

 

Giuseppe Longo

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