Non mangiate limoni con IMAZAIL: ecco cosa succede al proprio corpo

Attenzione a mangiare limoni con IMAZAIL. Non tutti sanno che l’80% dei limoni che mangiamo sono tossici. Tutta colpa di un fungicida, che si chiama IMAZALIL, che si trova nella polpa dei limini. Una sostanza vietata in Italia ma che sembra sia autorizzata all’importazione.

Il fungicida è considerato  dall’Autorità per la protezione ambientale degli Usa come probabile cancerogeno. Quando viene ingerito può dare lesioni oculari. E’ anche tossico per gli organismi acquatici e i suoi effetti sono di lunga durata. Attenzione a mangiare i limoni con IMAZAIL. I residui ammessi vanno da 1-2 mg/kg per le banane, per i limoni da 4-5 mg/kg. Quando l’imazalil viene utilizzato per trattare la buccia degli agrumi sull’etichetta della confezione va riportata la dicitura “buccia non edibile”.

Cosa contengono i limoni?

  • L’acido citrico che è antibatterico e diuretico.
  • La vitamina C che è abbondante nei limoni tanto che se ne trovano circa 58 mg per 100 grammi. E’ un antiossidante che favorisce l’assorbimento del ferro.
  • Il Potassio che regola il battito cardiaco, contrasta l’azione del sodio e riduce la pressione arteriosa.
  • Il Beta-carotene che fa bene alla vista.
  • La luteina e la zeaxantina che aiutano la retina  proteggendola dai danni delle radiazioni luminose.
  • La criptoxantina che protegge le mucose dagli effetti dei radicali liberi.
  • Il Limonene che si trova nella buccia ed è un anticancro.
  • Il Pinene che ha proprietà antinfiammatorie e antibiotiche.

Non mangiate limoni con IMAZAIL

Non è molto difficile riconoscere i limoni con IMAZAIL. Quelli non trattati, infatti, presentano delle imperfezioni sulla buccia e in genere possiedono anche delle macchie. I limoni non trattati con IMAZAIL hanno una forma non troppo regolare ed hanno anche la foglia. Sono enormi i rischi per la salute nel mangiare limoni con la buccia non edibile. Dipende dal prodotti che vengono utilizzati. Il Tiabendazolo, per esempio, è un additivo sintetico. La sua pericolosità si rivela, soprattutto per la cancerogenicità, dopo generazioni.