C’è un borgo italiano dove la storia non si legge nei libri, ma si assaggia. A Monselice, tra le dolci colline del Padovano, ogni dicembre torna un profumo antico: quello della Zuppa di Federico II, un piatto che unisce Medioevo, leggenda e sapori dimenticati. È la stessa minestra che — secondo le cronache — l’Imperatore Federico II di Svevia, lo “Stupor Mundi”, avrebbe gustato durante il suo soggiorno nella città nel 1239.
La minestra che racconta un imperatore
Sabato 9 dicembre 2023, la celebre rubrica televisiva “Gusto” di Canale 5, curata dal giornalista Gioacchino Bonsignore, ha dedicato un servizio a questa straordinaria ricetta. Un piatto povero ma regale, nato dall’incontro tra la cucina del Sud e le antiche tradizioni venete, e che oggi rappresenta il simbolo gastronomico di Monselice.
La Zuppa di Federico II si prepara con ingredienti semplici ma carichi di storia: fave, piselli secchi, fagioli a un occhio, grano duro, farro, avena e qualche ingrediente segreto che ogni cuoco custodisce gelosamente. Dopo una notte di ammollo, il tutto cuoce lentamente in un soffritto di cipolla, fino a diventare una crema densa e profumata.
È la stessa zuppa che un tempo sfamava gli scalpellini “priaroli” delle cave della Rocca, come racconta Sandro Zancanella, e che oggi rivive grazie all’azienda agricola La Pignara e al ristorante Egina, custodi della memoria culinaria monselicense.
Una festa che unisce storia e sapore
Attorno a questo piatto è nato un evento unico: “Il Piatto di Federico II”, ideato dal giornalista enogastronomico Maurizio Drago e sostenuto dal Comune di Monselice. Un concorso che premia i ristoratori capaci di reinterpretare in chiave moderna la cucina federiciana, unendo storia, arte e gusto. Alla sua seconda edizione, presieduta dall’Associazione Italiana Food Blogger e da storici come Riccardo Ghidotti e Franca Tacconi, la giuria ha assegnato il prestigioso Piatto d’Argento al ristorante Egina, vincitore con un menù dedicato all’Imperatore: una zuppa di cereali e legumi seguita da un’anitra di cortile disossata e ripiena, piatti che rievocano la tavola sontuosa ma equilibrata del sovrano svevo.
A tavola con lo “Stupor Mundi”
Federico II amava i banchetti raffinati, le spezie arabe e i sapori mediterranei. Nella sua corte di Foggia si servivano biscotti al miele, carni allo spiedo, biancomangiare di pollo con mandorle e latte, salse saracene a base di uvetta e aceto, anguille del lago di Lesina fritte e immerse in vino bianco, e zuppe di funghi ed erbe spontanee. Era un imperatore curioso, amante della scienza, della poesia e del buon cibo, capace di unire in un solo piatto Occidente e Oriente.
Monselice, la città che lo ricorda a tavola
Oggi la Zuppa di Federico II non è solo un piatto, ma un ponte tra secoli: un modo per celebrare l’imperatore che lasciò in eredità alla città il suo Mastio Federiciano e una tradizione che resiste al tempo. Sedersi a tavola a Monselice, davanti a quella zuppa calda e saporita, è come tornare indietro di ottocento anni e ascoltare, tra un profumo di legumi e miele, la voce dello “Stupor Mundi”.
E se la Zuppa di Federico II racconta il gusto e la sapienza di un imperatore, un altro grande sovrano di Sicilia custodisce ancora oggi un mistero affascinante.
Per scoprire “Il Segreto di Ruggero II”, il re che fece di Cefalù il cuore del suo regno e della sua visione, bisogna leggere il romanzo di Mario Macaluso, “Il Segreto del Re” – un viaggio tra storia, fede e potere che svela ciò che i secoli hanno taciuto.
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