Nella Basilica Cattedrale di Cefalù, il Santo Natale del Signore si annuncia come evento di grazia, nel quale la storia viene visitata dall’Eterno e la notte dell’uomo si trasfigura in aurora di salvezza. La Grande Veglia di Natale, presieduta da S.E.R. Monsignor Giuseppe Marciante, Vescovo di Cefalù, si configura come un itinerario spirituale di altissimo profilo ecclesiale, denso di Parola proclamata, di canto orante e di silenzio adorante.
È la notte della Chiesa che veglia, come la Sposa nell’attesa dello Sposo (cf. Mt 25,1-13), consapevole che «oggi» – hodie – si compie la promessa antica. Il tempo liturgico non è semplice successione di ore, ma kairós: spazio visitato da Dio, nel quale il Verbo assume la carne dell’uomo per redimerla e glorificarla.
La Vigilia: un crescendo di attesa
Mercoledì 24 dicembre – L’atteso del Giorno (Lc 1,67-79)
La giornata della Vigilia si dispiega come un armonioso crescendo di preghiera e contemplazione, scandito dai ritmi sapienti della liturgia della Chiesa:
- Ore 08.00 – Celebrazione eucaristica e Confessioni
- Ore 17.00 – Santo Rosario
- Ore 17.30 – Vespri della Vigilia di Natale
- Ore 22.30 – Solenne Celebrazione Eucaristica Capitolare, presieduta dal Vescovo
Il riferimento evangelico che guida l’intera giornata è il Benedictus di Zaccaria (Lc 1,67-79), cantico profetico che la Chiesa fa proprio come chiave ermeneutica del mistero natalizio:
«Verrai a visitarci dall’alto come sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte».
Cristo è il Giorno che viene, il Sole che sorge dall’alto, la luce che non conosce tramonto. In Lui le promesse fatte ai padri trovano compimento, e l’alleanza si rivela come fedeltà irrevocabile di Dio all’uomo.
La notte santa: liturgia della luce
Nella Solenne Celebrazione Eucaristica Capitolare, la Cattedrale si fa grembo e dimora del Mistero: la Parola eterna si lascia ascoltare nella fragilità della voce umana, il Pane del cielo si offre come nutrimento di vita eterna, e l’assemblea, convocata nello Spirito, diviene icona viva della Chiesa universale. Il canto sacro, l’arte, l’architettura normanna e la sobrietà rituale concorrono a edificare un’unica grande teologia celebrata, nella quale lex orandi e lex credendi si illuminano reciprocamente.
La Ninnaredda: canto della pietà che si fa tradizione
Al termine della liturgia, come prolungamento orante e affettuoso del mistero celebrato, risuonerà la Ninnaredda, la tradizionale serenata al Bambino Gesù, eseguita da musicisti locali. In questo canto semplice e profondo, la pietà popolare si intreccia con la fede della Chiesa, mostrando come l’Incarnazione non sia solo verità da professare, ma tenerezza da cantare. È il popolo che, come Maria, “custodisce e medita” il Mistero nel cuore (cf. Lc 2,19), affidando al Bambino la propria storia, le proprie attese, le proprie speranze.
Buon Natale a Tutti.















