Nella luce composta e millenaria della Cattedrale di Cefalù, là dove la pietra normanna custodisce il respiro della preghiera e della storia, la voce di Noa si è levata come un canto antico e insieme attualissimo, capace di attraversare lingue, popoli e ferite del nostro tempo. Non un semplice concerto, ma una vera liturgia della parola musicale, in cui ogni brano ha trovato risonanza nello spazio sacro e nel cuore dell’assemblea.
La scaletta, pensata come un percorso interiore, ha condotto il pubblico lungo una geografia emotiva e spirituale di rara coerenza.
Una storia familiare che scava nel dolore e cerca la luce
Il Sottile filo delle anime
di Liana D'Angelo
Un romanzo intenso, che racconta ciò che accade davvero nelle case. Una storia che tocca corde profonde, riportando alla luce verità che troppo spesso restano nascoste.
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L’apertura con “Uni” ha subito posto l’accento sull’unità profonda del genere umano: un inizio sobrio e quasi contemplativo, come un’invocazione. Subito dopo, “Fear and the River” ha evocato il tema universale della paura e del suo attraversamento, come un fiume che non si può evitare, ma solo varcare.
Con “Mishaela”, la narrazione si è fatta più intima: un canto che profuma di memoria e di radici, seguito dalla delicatezza di “Little Loving”, dove l’amore, fragile e quotidiano, diventa gesto di resistenza al rumore del mondo. “All of the Angels” ha aperto una finestra sul trascendente, richiamando, in perfetta sintonia con il luogo, la presenza silenziosa di ciò che veglia sull’uomo.
Un mix di brani di Bach con parole di Noa.
Il registro si è fatto più terreno e diretto con “No Baby”, per poi tornare a una dimensione di luce e tradizione con “Santa Lucia”, canto dedicato agli emigrati e a chi è costretto a fuggire dal suo Paese. La sezione in lingua napoletana è continuata, con “Feneste Vascìa”, “’Ie te vurrie” ed “Era di Maggio”, ha reso omaggio alla profondità poetica del Mediterraneo, ricordando come la musica sappia custodire l’anima dei popoli.
Il momento forse più intensamente civile e spirituale insieme è giunto con “We Shall Overcome”: un inno che, tra le navate, è diventato preghiera corale, memoria di lotte, speranza ostinata di riconciliazione. A seguire, “Imagine” ha distillato l’utopia possibile di un mondo senza confini interiori, senza odio, senza guerra.
La dolcezza luminosa di “Beautiful That Way” ha preparato l’ascolto del finae di grande intensità: “Ave Maria”, affidata alla purezza del canto in dialogo con il silenzio sacro della Cattedrale, che ha chiuso il concerto come una benedizione notturna, sospesa, universale.
Al termine, il Vescovo di Cefalù, Mons. Giuseppe Marciante, ha preso la parola con un discorso sobrio e profondo, ringraziando l’artista per aver trasformato la musica in strumento di dialogo, di consolazione e di pace. Un saluto cordiale e riconoscente a Noa, donna e artista capace di testimoniare, con la sola forza della voce, che la pace non è un’idea astratta ma una responsabilità condivisa.
Ha voluto leggere una nota Poesia di Lea Goldberg.
L’augurio conclusivo, pronunciato dal Presule e accolto da un lungo applauso, ha assunto il valore di un mandato: che la pace cantata tra queste mura possa uscire dalla Cattedrale e abitare le strade, le case, le coscienze. In quella notte cefaludese, la musica non ha semplicemente risuonato: ha pregato.
























