Il confronto tra i dati ISTAT del 2014 e quelli del 2019 consegna una fotografia chiara: nel Palermitano l’agriturismo cresce solo dove l’agricoltura resta una scelta economica reale. Nel 2019 emergono con numeri consolidati alcuni comuni che non hanno semplicemente “resistito”, ma hanno rafforzato nel tempo la propria struttura agrituristica. Monreale guida il gruppo con 12 aziende agrituristiche autorizzate, seguito da Polizzi Generosa (7), Collesano (6), Sclafani Bagni (6), Petralia Sottana (4), Partinico (5) e Piana degli Albanesi (5). Non sono exploit improvvisi: sono numeri che raccontano una traiettoria.
Nel 2014 questi stessi territori mostravano già una presenza agrituristica significativa rispetto alla media provinciale. Nel quinquennio successivo non assistiamo a una corsa disordinata, ma a una tenuta strutturale. Le aziende restano attive, ampliano le autorizzazioni, diversificano le attività. È il segno che l’agriturismo, in questi comuni, non è stato trattato come una moda, ma come parte integrante dell’economia agricola.
Un primo elemento distintivo riguarda la pluralità delle autorizzazioni. Nei comuni che crescono o si consolidano, le aziende non si limitano all’alloggio. Nel 2019 Monreale registra 10 autorizzazioni alla ristorazione, 9 alla degustazione e 12 per altre attività, numeri superiori persino a quelli dell’alloggio. Polizzi Generosa mostra un profilo simile: 7 alloggi, 7 ristorazioni, 4 degustazioni, 7 altre attività. Questo dato indica un modello agricolo evoluto, capace di trasformare la produzione in esperienza economica.
Anche Collesano, con 6 aziende complessive, presenta un assetto articolato: 6 alloggi, 3 ristorazioni, 5 degustazioni, 6 altre attività. È la dimostrazione che la dimensione non è tutto: ciò che conta è la capacità di integrare più funzioni e di rendere l’azienda agricola economicamente sostenibile durante tutto l’anno, non solo nei mesi turistici.
Un altro caso significativo è Sclafani Bagni, che nel 2019 raggiunge 6 aziende agrituristiche, con una forte presenza di attività complementari (6 autorizzazioni per altre attività). Qui l’agriturismo diventa leva di sopravvivenza territoriale, in un contesto demografico fragile ma ricco di risorse naturali e agricole. Il dato suggerisce che l’agriturismo non nasce dove tutto è facile, ma dove diventa necessario.
Nel gruppo dei comuni “coerenti” rientrano anche Petralia Sottana e Castelbuono. Nel 2019 Petralia Sottana conta 4 aziende agrituristiche, con 4 autorizzazioni alla ristorazione e 4 ad altre attività, a conferma di una strategia che punta sulla filiera corta e sull’identità locale. Castelbuono, con 3 aziende, mantiene un profilo più contenuto ma stabile, senza arretramenti rispetto agli anni precedenti.
Accanto a questi casi, il confronto 2014–2019 mette in evidenza una vasta area di stagnazione controllata. Molti comuni restano fermi su 1 o 2 aziende: Bompietro, Campofiorito, Marineo, Mezzojuso, Geraci Siculo, Termini Imerese, Valledolmo, Ventimiglia di Sicilia. Qui non si può parlare di fallimento, ma nemmeno di sviluppo. L’agriturismo esiste, ma non diventa mai sistema, non genera massa critica, non produce effetti di traino.
Questa stagnazione racconta una verità scomoda: senza una base agricola solida e senza una scelta politica implicita, l’agriturismo non cresce da solo. Non basta autorizzare un’attività, serve un contesto che la renda conveniente. Dove l’agricoltura è marginale o frammentata, anche l’agriturismo resta episodico.
Un capitolo a parte riguarda i comuni che nel quinquennio non mostrano segnali di rafforzamento strutturale nonostante la presenza di turismo o di popolazione. Qui il dato non è la diminuzione, ma l’assenza di evoluzione. È un’immobilità che pesa, perché indica opportunità non colte più che difficoltà oggettive.
Nel complesso, i dati 2014–2019 delineano una geografia della fiducia nella terra. I comuni che hanno creduto nell’agricoltura come risorsa economica continuano a investire, a diversificare, a restare. Gli altri si fermano a una presenza simbolica, spesso isolata. L’agriturismo diventa così uno specchio fedele delle scelte di sviluppo locale, più di tanti documenti programmatici.
Questo quadro suggerisce una conclusione netta: nel Palermitano non esiste un problema di domanda, ma di direzione. Dove la terra è stata considerata un valore, l’agriturismo ha retto al tempo. Dove è rimasta sullo sfondo, i numeri lo mostrano senza ambiguità. Ed è proprio in questo scarto, silenzioso ma misurabile, che si gioca una parte decisiva del futuro dei territori interni.















