A Cefalù in scena, nel Teatro comunale Salvatore Cicero, Il Rasoio di Occam. Omaggio ad Aldo Moro

Cefalù, 22 febbraio 2026 – Marea. Moto continuo

Il Rasoio di Occam di Giusi Arimatea e Giovanni Maria Currò

📍 Teatro Comunale Salvatore Cicero – ore 18.30
Ingresso libero fino a esaurimento posti

Il 9 maggio 1978 non è soltanto una data: è una soglia tragica nella coscienza repubblicana. Il ritrovamento del corpo di Aldo Moro, dopo i cinquantacinque giorni di prigionia inflitti dalle Brigate Rosse, segna una cesura irreversibile nella storia politica e simbolica del Paese. In quella frattura si consuma non solo un delitto, ma una crisi di senso: dello Stato, della mediazione, della parola.

È a partire da questo abisso che prende forma Il Rasoio di Occam, nuova proposta della rassegna Marea_Moto continuo, in scena a Cefalù domenica 22 febbraio 2026. L’opera di Giusi Arimatea e Giovanni Maria Currò non si limita a evocare l’evento storico; lo interroga nel suo riverbero antropologico, spostando il fuoco dalla cronaca all’interiorità, dalla dimensione pubblica alla soglia privata.

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La grande Storia nel quotidiano

Cosa accade quando la grande Storia irrompe nella vita ordinaria? Quando attraversa un luogo apparentemente neutro – un salone da barba nel Sud – e si posa sulle spalle di tre uomini qualsiasi?

La drammaturgia sceglie uno spazio liminale: un interno domestico-professionale, insieme rifugio e trappola. È un microcosmo maschile, chiuso e vulnerabile, dove il tempo storico penetra come eco lontana e tuttavia ineludibile. Lì, tra specchi e lame, la parola diviene l’unico ponte possibile. Ma la parola, negli anni di piombo, è già ferita: è sospettata, caricata di ideologia, talora svuotata.

Il dispositivo scenico funziona come camera di risonanza: la Storia non appare direttamente, ma si insinua nei silenzi, nelle esitazioni, nelle paure. Non è il fatto in sé a dominare, bensì la sua sedimentazione nella coscienza individuale.

Un’indagine sull’uomo prima che sull’evento

Il titolo richiama il principio metodologico attribuito a William of Ockham: entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem. Il cosiddetto “rasoio” invita a preferire la spiegazione più semplice tra quelle possibili.

Ma nel dramma, questo criterio epistemologico si trasforma in questione etica: davvero la spiegazione più semplice è sempre quella giusta? Oppure la semplificazione, in contesti di violenza e polarizzazione, diviene una forma di rimozione?

Nei tre protagonisti si riflettono altrettante posture esistenziali: il desiderio di comprendere, la tentazione di chiudersi, la paura di esporsi. L’isolamento può essere rifugio – spazio di sospensione e di cura – oppure trappola, luogo in cui la coscienza si ripiega su di sé.

Il testo attraversa così gli anni di piombo non come scenario ideologico, ma come crisi della relazione: tra individuo e Stato, tra amico e amico, tra parola e verità.

Domenica 22 febbraio 2026, alle ore 18.30, il Teatro Comunale Salvatore Cicero di Cefalù si fa dunque spazio di memoria e di coscienza.

Un appuntamento che non offre risposte definitive, ma restituisce alla comunità il compito più alto: interrogarsi.