Il corpo di San Francesco esposto fino al 22 marzo: pellegrini da cinque continenti

È iniziata ad Assisi la prima ostensione pubblica e prolungata delle spoglie di San Francesco d’Assisi, un evento storico che sta già richiamando fedeli da tutto il mondo. Fino al 22 marzo, nella chiesa inferiore della Basilica, il corpo del Poverello è esposto davanti all’altare in una teca di cristallo, visibile ai pellegrini che hanno prenotato gratuitamente la visita. L’iniziativa si inserisce nel cammino verso gli 800 anni dalla morte del Santo e rappresenta un momento di straordinaria intensità spirituale. I numeri parlano chiaro: quasi 400mila prenotazioni, volontari provenienti da tutti i continenti e una macchina organizzativa imponente per accogliere un flusso costante di visitatori. Assisi torna così ad essere cuore pulsante della cristianità, luogo dove la memoria si fa presenza viva.

Numeri da record per un evento senza precedenti

L’ostensione ha fatto registrare cifre impressionanti ancora prima dell’apertura ufficiale. Oltre 370mila persone si sono prenotate nelle prime settimane, l’80% dall’Italia ma con una presenza significativa dall’estero. Cinquemila visitatori arriveranno dagli Stati Uniti, oltre tremila dalla Croazia, duemila dalla Slovacchia, millecinquecento da Brasile e Francia. Non mancano fedeli dall’Indonesia, dal Giappone, dal Regno Unito, ma anche da Paesi come Kenya, Giamaica e Singapore. Un segno evidente della dimensione universale del messaggio francescano. A garantire accoglienza e ordine sono più di 400 volontari, il 63% donne, insieme a 90 frati del Sacro Convento, venti dei quali giunti appositamente in questi giorni. L’organizzazione è attenta e puntuale, con prenotazione obbligatoria per assicurare un’esperienza di raccoglimento e silenzio.

L’ostensione in Quaresima: “Tutti siamo polvere”

Non è casuale la scelta del periodo quaresimale per l’esposizione del corpo del Santo. Fra Marco Moroni, custode del Sacro Convento, ha sottolineato come la Quaresima richiami ogni cristiano alla consapevolezza della propria fragilità: “Siamo polvere e in polvere ritorneremo”. Il corpo di Francesco, che i contemporanei descrivevano come fragile e segnato, diventa oggi un segno potente contro la “dittatura dell’immagine”. Il vescovo eletto Felice Accrocca ha ricordato che il valore di una persona non risiede nell’apparenza ma nella verità del cuore. In un tempo dominato dall’estetica e dall’esposizione continua, la vista di quelle spoglie richiama all’essenziale: pace, fraternità, conversione. La venerazione si trasforma così in esperienza mistica e in invito concreto a riscoprire ciò che conta davvero.

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Un messaggio che unisce fede e istituzioni

L’evento ha ricevuto un sostegno ampio e bipartisan. La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha ribadito l’importanza delle iniziative per l’ottavo centenario della morte del Santo, con il 4 ottobre che torna festa nazionale. Anche a livello regionale è stata approvata una legge per il centenario francescano che prevede, tra le altre cose, l’istituzione di un hospice pediatrico. Il sindaco di Assisi, Valter Stoppini, ha parlato di una città pronta ad accogliere con spirito fraterno le migliaia di pellegrini attesi. Non mancheranno momenti particolari, come la venerazione riservata ai parlamentari italiani il 12 marzo e una veglia di preghiera per le clarisse. Segni concreti di un dialogo tra spiritualità e vita pubblica, nel solco della tradizione francescana.

San Francesco vive: oltre la morte, la vita

Non la morte ma la vita. È questo il cuore del messaggio che accompagna l’ostensione. È stato creato il sito dedicato all’evento, attraverso cui è possibile prenotare la visita e seguire i momenti più significativi del mese francescano. Anche la rivista del Sacro Convento, intitolata “San Francesco vive”, sarà distribuita in edicola in collaborazione con Avvenire. Attorno all’ostensione si sviluppano numerose iniziative culturali e spirituali, tra cui le visite guidate ai locali ipogei del Vescovado di Assisi, dove Francesco trascorse gli ultimi momenti prima di raggiungere la Porziuncola. L’esposizione delle spoglie non è un gesto rivolto al passato, ma un invito a guardare avanti. In quelle ossa, in quel corpo fragile, milioni di persone ritrovano ancora oggi un annuncio di pace e di fraternità che supera confini e generazioni.