Dal primo aprile Firenze dirà stop ai monopattini elettrici in sharing e lo farà con il sostegno della giustizia amministrativa. Il Tar della Toscana ha infatti rigettato l’istanza cautelare presentata da Bird, azienda internazionale leader nel settore della micromobilità, confermando di fatto la legittimità della decisione assunta da Palazzo Vecchio. Una scelta che segna un precedente nazionale: il capoluogo toscano sarà il primo in Italia a vietare il noleggio dei monopattini elettrici. Alla base del provvedimento, spiega l’amministrazione comunale, non vi è una contrarietà ideologica alla mobilità sostenibile, ma l’impossibilità concreta di garantire il rispetto delle regole e la sicurezza stradale. Casco obbligatorio, parcheggi selvaggi, circolazione contromano e utilizzo in coppia sono solo alcune delle criticità che hanno portato il Comune a interrompere una sperimentazione avviata nel 2020 e che oggi viene giudicata non più sostenibile.
La sentenza del Tar e il ricorso di Bird
Il pronunciamento del Tar rappresenta un passaggio decisivo ma non ancora definitivo. I giudici amministrativi si sono espressi sulla richiesta di sospensione immediata dell’atto comunale, respingendo l’istanza cautelare dell’azienda. Nel merito della legittimità del provvedimento si entrerà più avanti, ma intanto il divieto resta confermato e operativo. Bird, dal canto suo, non arretra. In una nota ufficiale ha parlato di decisione “ingiustificata e sproporzionata”, sottolineando presunte incongruenze nella qualificazione del servizio e ribadendo di avere sempre collaborato con l’amministrazione per adeguarsi alle prescrizioni normative. L’azienda ricorda gli investimenti fatti in sicurezza, controllo e organizzazione del sistema, oltre ai tentativi di fornire un casco per ogni mezzo. Tuttavia, tra furti e danneggiamenti, centinaia di dispositivi di protezione sarebbero stati sottratti, rendendo ancora più complessa la gestione. Il Tar, almeno in questa fase, ha ritenuto prevalente l’interesse pubblico alla sicurezza urbana rispetto alla continuità del servizio di sharing.
Casco obbligatorio e controlli difficili
Uno dei nodi centrali della vicenda riguarda l’obbligo di indossare il casco, entrato in vigore a dicembre 2024. Secondo il Comune, l’assenza di punti fissi di raccolta e consegna rende quasi impossibile verificare in modo sistematico l’uso delle protezioni. Anche con i controlli della polizia municipale, l’impressione è che si crei una violazione diffusa e continua del codice della strada. L’amministrazione parla apertamente di “potenziale violazione sistematica”, una situazione ritenuta non accettabile né per la sicurezza stradale né per quella urbana. A questo si aggiunge l’uso scorretto dei mezzi: persone che viaggiano in due su un monopattino, utenti che procedono contromano, mezzi lasciati sui marciapiedi o nelle corsie riservate a bus e taxi. Una somma di comportamenti che, secondo Palazzo Vecchio, ha trasformato uno strumento nato per favorire la mobilità sostenibile in un elemento di disordine urbano. Da qui la decisione di eliminare il problema alla radice, interrompendo l’esperienza dello sharing.
La posizione del Comune e il confronto europeo
La sindaca Sara Funaro aveva già chiarito a novembre che la sicurezza stradale sarebbe rimasta la priorità assoluta. Se uno strumento non garantisce il rispetto delle regole, l’amministrazione è pronta a intervenire anche con scelte drastiche. Firenze, in questo senso, si inserisce in un contesto europeo dove altre capitali hanno già imboccato la stessa strada. Prima del capoluogo toscano, infatti, Parigi nel 2023 e Madrid nel 2024 avevano imposto lo stop ai monopattini elettrici in sharing. Un segnale che il dibattito sulla micromobilità è tutt’altro che chiuso. Il Comune fiorentino ha annunciato che lo stop ai monopattini sarà compensato con un potenziamento del noleggio di biciclette e scooter, mezzi ritenuti più gestibili e meno problematici sotto il profilo dei controlli. L’obiettivo dichiarato non è frenare la mobilità sostenibile, ma orientarla verso soluzioni che offrano maggiori garanzie di ordine e sicurezza.
Quando il divieto entrerà in vigore, Firenze diventerà un laboratorio osservato con attenzione da molte altre città italiane. Il tema non riguarda solo i monopattini elettrici, ma il delicato equilibrio tra innovazione, libertà di movimento e rispetto delle regole. Da un lato c’è la promessa di una mobilità agile, ecologica e moderna; dall’altro la necessità di tutelare pedoni, automobilisti e gli stessi utenti dei mezzi. La sentenza del Tar rafforza l’autonomia dei Comuni nel prendere decisioni in nome della sicurezza pubblica, ma lascia aperto il confronto sul futuro dello sharing in Italia. Il caso Firenze dimostra che senza controlli efficaci e comportamenti responsabili anche le innovazioni più promettenti possono trasformarsi in un problema. E proprio da qui riparte la riflessione nazionale: come rendere davvero sostenibile una mobilità che sia non solo green, ma anche ordinata, sicura e rispettosa delle regole.















