Una bellezza premiata, oggi alla prova dello spopolamento
Non tutti i paesi diventano simboli per dimensioni o numero di visitatori. Alcuni lo diventano perché attraversano i secoli senza perdere identità, restando fedeli alla pietra di cui sono fatti. In Sicilia esiste un borgo che concentra in pochi vicoli storia antica, arte e panorama.
Una gemma di pietra incastonata nelle Madonie
Quando si pensa al “borgo più bello d’Italia”, la mente corre quasi sempre ai paesi collinari della Toscana o dell’Umbria. Eppure, nel 2018, il titolo di “Borgo dei Borghi” è andato a un piccolo paese dell’entroterra siciliano: Petralia Soprana, comune di poco più di tremila abitanti della città metropolitana di Palermo, che fa parte del Parco delle Madonie ed è il più alto comune del massiccio. Il centro abitato sorge intorno ai 1.147 metri sul livello del mare, arroccato sulla cresta di un’altura con il panorama delle Madonie tutto intorno.
Un paese nato per durare
Le sue radici sono profondissime. La cittadina è generalmente identificata con Petra, la città sicana: Diodoro Siculo riferisce che nel 254 a.C., durante la prima guerra punica, passò sotto la dominazione romana, divenendo poi un importante fornitore di grano per Roma. Nel medioevo si susseguirono vandali, bizantini, arabi e infine i normanni: il borgo fu fondato dopo la conquista di Ruggero d’Altavilla nel 1062 e in seguito fortificato con castello, torri e bastioni. Chi ama l’arte può seguire qui l’itinerario gaginiano, alla scoperta delle opere dei Gagini nei comuni di Gangi, Geraci Siculo, Petralia Soprana e Petralia Sottana.
Le due chiese che raccontano il borgo
Il cuore monumentale è Piazza Duomo. La Chiesa Madre dei Santi Apostoli Pietro e Paolo fu ricostruita nel XIV secolo per volere della famiglia Ventimiglia, con pianta a croce latina e tre navate; in facciata presenta due campanili, uno quattrocentesco e l’altro settecentesco, collegati da un portico di 18 colonne. All’interno si conservano tele seicentesche, tra cui una Deposizione attribuita a Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, e il primo crocifisso attribuito a frate Umile da Petralia, scultore francescano (1580-1639) celebre per i suoi crocifissi in legno policromo diffusi tra Sicilia e Calabria.
Più defilata, ma forse ancora più scenografica, è la Chiesa di Santa Maria di Loreto: antica fortezza araba trasformata in chiesa dai carmelitani scalzi e rifatta intorno al 1750, con pianta a croce greca, facciata tardo barocca e due campanili dalle cuspidi maiolicate. Al suo interno spicca lo splendido altare marmoreo, la “cona” di Giandomenico Gagini del XVI secolo.
Tra roccia, panorama e sale
A differenza di un monumento isolato, qui è il paesaggio a fare da cornice. Dietro la chiesa di Santa Maria di Loreto si apre il belvedere dell’antico rione del castello e, dai suoi tre belvedere, il borgo domina buona parte della Sicilia, dall’Etna al mare di Termini Imerese.
Ma la vera particolarità è sottoterra. Nei dintorni si trova la miniera di salgemma di Raffo, una delle più grandi d’Europa: un giacimento formatosi circa cinque milioni di anni fa, composto da circa 80 km di gallerie. Oggi ospita il MACSS, museo di arte contemporanea allestito con sculture di sale dentro una miniera ancora attiva, un caso pressoché unico al mondo.
La bellezza alla prova del futuro
Oltre al valore artistico, Petralia Soprana condivide oggi la sfida di gran parte delle aree interne siciliane: lo spopolamento. Il borgo ha in passato promosso misure per incentivare nuovi residenti proprio per contrastarlo. Per molti, il suo vero valore non sta nei numeri, ma nell’essere un unicum di pietra rimasto intatto: un centro storico in cui non solo gli scultori come i Gagini o frate Umile, ma anche gli anonimi artigiani della pietra, del ferro e del legno hanno decorato portali, balconi e cancelli.















