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Le radiazioni dei cellulari causano i tumori? Ecco cosa dicono gli esperti

Alla fine degli anni ’80 sono iniziati a nascere i primi cellulari che poi a partire dall’inizio degli anni 2000 hanno avuto un forte incremento. Oggi è molto difficile trovare qualcuno che non abbia il cellulare ed è ancora più strano conoscere gente che non sappia cosa sia un cellulare.

Negli anni è sempre stata di moda la domanda sulle radiazioni dei cellulari che causano i tumori: è vero o è falso? Siamo andati sul sito web ufficiale di AIRC per capire qualcosa di più e vedere cosa dicono gli esperti. Ecco ciò che viene scritto direttamente sul loro sito web.

AIRC, cellulari e tumori: ecco la spiegazione

Dato che i cellulari vengono tenuti vicino alla testa, i ricercatori hanno concentrato i loro studi sulla possibile relazione tra il loro utilizzo e la comparsa di tumori cerebrali maligni come i gliomi, tumori cerebrali non maligni come i meningiomi, tumori benigni del nervo che collega l’orecchio al cervello (neurinomi del nervo acustico o schwannomi vestibolari). Altri piccoli studi con risultati poco significativi hanno valutato il rapporto con il cancro della pelle, dei testicoli e delle ovaie (per via dell’abitudine di tenere il cellulare nelle tasche dei pantaloni).

Per valutare una eventuale relazione sono stati effettuati sia studi in laboratorio, esponendo colture cellulari o animali a onde RF per osservarne gli effetti, sia studi epidemiologici che hanno quantificato l’utilizzo del cellulare nelle persone che si sono ammalate di uno dei tumori in esame. Ambedue i tipi di studi hanno pregi e difetti: quelli di laboratorio permettono di controllare meglio le variabili sperimentali, ma non sempre i risultati possono essere traslati tal quali all’organismo umano e alla sua esposizione; gli studi epidemiologici sono complessi, richiedono molto tempo e il reclutamento di tantissime persone, devono fare i conti con numerose variabili confondenti (stili di vita, luoghi di abitazione) e, soprattutto, sono nella maggior parte dei casi retrospettivi ed effettuati tramite questionari. In pratica stimano l’utilizzo del cellulare da parte di moltissime persone negli anni precedenti l’indagine, con tutti i limiti di affidabilità dei ricordi. Infine, dato il numero grandissimo di persone che usa il cellulare, è sempre più difficile trovare persone che non lo usano e che possano essere un controllo per questo tipo di studi.

In un ampio studio condotto dal National Toxicology Program, negli Stati Uniti, un gran numero di roditori è stato esposto a onde a RF per 9 ore al giorno, fin da prima della nascita e per oltre due anni. L’NTP ha verificato gli effetti in relazione allo sviluppo di gliomi e schwannomi delcuore, dimostrando un lieve incremento degli schwannomi nei ratti maschi, ma non nelle femmine. Il metodo usato nello studio rende difficile capire se e come i risultati possano essere estesi agli esseri umani, perché sia le dosi sia il tempo di esposizione sono estremi e radicalmente diversi dal normale uso dei cellulari da parte delle persone. La ricerca dimostrerebbe, però, che le onde a RF possono, in condizioni di esposizione intensa ed elevata, interferire in qualche modo con i tessuti, anche se a oggi i risultati sono disponibili solo nella forma di un report tecnico “in bozza”, che deve essere ancora valutato dagli esperti prima di essere accettato per la pubblicazione definitiva.

Uno studio guidato dai ricercatori dell’Istituto Ramazzini di Bolognadescrive gli effetti  in animali di laboratorio dell’esposizione a CRF simili a quelli ambientali che tutti sperimentiamo nella vita quotidiana, generati dai ripetitori dei telefoni cellulari. In questo caso gli autori hanno seguito per tutta la vita circa 2.500 roditori esposti a tali campi elettromagnetici, constatando l’aumento significativo di Schwannomi del cuore nei ratti maschi. Sono aumentati anche i gliomi e l’iperplasia di Schwann, ma in modo non significativo dal punto di vista statistico. Proprio sulla base di questi risultati, gli autori suggeriscono la necessità di ulteriori studi e di una nuova valutazione da parte dello IARC sul legame tra campi elettromagnetici a radiofrequenza e insorgenza di tumori.