Ci sono racconti che non hanno bisogno di spiegazioni, perché parlano la lingua del mare, del silenzio e dei sentimenti. “La notte del coniglio” di Nicola Imbraguglio è uno di questi. Un racconto breve, ma capace di racchiudere tutta l’anima di Cefalù, vista attraverso la luce della luna e il battito discreto dell’amore giovane. In poche pagine, l’autore ci conduce in una notte d’estate tra le colline della contrada Ferla, la località che domina la città dal lato più intimo e silenzioso. Lì, tra ulivi secolari e rusieddi, due ragazzi si incontrano per vivere un amore fatto di parole leggere, di gesti rubati e di silenzi che dicono tutto.
Il paesaggio come personaggio
Non è la Cefalù turistica, affollata di giorno e colorata di voci, ma quella che respira piano sotto la luna, quando il mare si fa specchio d’argento e le colline intorno diventano custodi di segreti. Imbroguglio la racconta con sguardo da pittore: la stradella verso Ferla, gli ulivi antichi che “mostrano i loro tronchi tortuosi” come vecchi saggi che ricordano ogni amore passato. Il lettore sente la terra, l’odore di resina e di mare, il frinire lontano delle cicale. È una Cefalù notturna e sensuale, ma anche malinconica e vera, quella che conoscono solo coloro che la amano davvero.
L’amore che non ha fretta
L’amore di Luca e Grazia, i protagonisti del racconto, non ha bisogno di grandi parole. È fatto di sguardi, di mani che si cercano, di respiri che si confondono con il vento. È un amore giovane ma già maturo nella consapevolezza che ogni momento può essere unico. Imbroguglio riesce a dire tutto con una delicatezza disarmante: l’emozione dell’attesa, il silenzio carico di promesse, la tenerezza di un bacio sotto le stelle. Quando Grazia dice “È il respiro della notte. Ascoltiamo.”, la poesia invade il racconto come una musica lieve. In quel silenzio si sente tutta la Sicilia interiore di Imbroguglio: l’isola della pazienza, del tempo lento, del sentimento profondo che non ha bisogno di scenografie.
Ferla, l’altura della tenerezza
Ferla diventa il vero cuore simbolico del racconto. Non solo luogo geografico, ma metafora dell’incontro: tra cielo e terra, tra l’uomo e la natura, tra due anime che si riconoscono. È una Cefalù diversa, lontana dal mare aperto e più vicina al mistero della campagna. La luna, “quasi piena”, illumina il sentiero e fa da testimone muto a quell’amore che nasce e cresce nel silenzio. Quando il coniglio appare tra i cespugli – “pareva che la luna lo avesse incantato” – il racconto cambia tono. Quel piccolo animale diventa simbolo di purezza, di vita che osserva, di natura che partecipa. È un’apparizione quasi magica, un segno di innocenza che benedice la notte e suggella l’unione dei due giovani.
Il ritorno e la memoria
Quando Grazia sussurra “È stato bello. Ti voglio davvero bene.”, il racconto trova la sua chiusura perfetta. Nessun fuoco d’artificio, nessun finale urlato: solo una frase semplice, autentica, come le parole che restano dopo un sogno vero. Imbroguglio sceglie la misura, la dolcezza, la malinconia del “non detto”. E così il ritorno verso Cefalù diventa un viaggio nella memoria, un ricordo che si accende ogni volta che si guarda la luna sopra Ferla.
Ampiezza e intimità della Sicilia
In “La notte del coniglio”, Cefalù non è solo ambientazione: è personaggio. È la terra che osserva, la luce che accompagna, la complice silenziosa di un amore puro. Come nei racconti di Consolo o nelle liriche di Lucio Piccolo, anche qui la Sicilia non è sfondo ma anima, un essere vivente che respira insieme ai protagonisti. Nicola Imbroguglio, con la sua scrittura limpida e sensibile, restituisce a Cefalù la sua dimensione più vera: quella dell’intimità e della poesia. E ci ricorda che, a volte, per capire un luogo non basta attraversarlo: bisogna amarlo nel silenzio, con la luna negli occhi.
Il Segreto del Re
di Mario Macaluso
È una storia che parte da Cefalù e attraversa i secoli, intrecciando verità storiche e passioni umane.
Un viaggio nella Sicilia normanna, tra mosaici d’oro, lettere perdute e silenzi che sembrano parlare.
Al centro, un re che ha lasciato un segno profondo nella storia... e un segreto che nessuno ha mai davvero svelato.
Il Segreto del Re non è solo un romanzo storico.
È una storia d’amore, di fede, di ricerca.
È il racconto di un’anima che attraversa i secoli per ricordarci che certi legami non si spezzano mai.
Se ami la storia, se ti emoziona l’arte, se credi che ogni città abbia un’anima nascosta, questo libro ti conquisterà.
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