A Gibilmanna un Momento di preghiera e formazione per gli Operatori della Caritas della Diocesi di Cefalù

La Carità, il volto della Speranza

Gibilmanna, 21 novembre 2025 – Momento di preghiera e formazione per gli Operatori della Caritas diocesana

Il Santuario di Gibilmanna, luogo mariano per eccellenza, ove la pietà popolare e la riflessione teologica si intrecciano da secoli, accoglierà venerdì 21 novembre 2025, alle ore 16.30, l’incontro di preghiera e formazione “La Carità, il volto della Speranza”, promosso dalla Caritas diocesana.

L’appuntamento, rivolto a tutti gli operatori della carità, si pone come momento di rinnovamento spirituale e di discernimento ecclesiale. Al centro dell’incontro vi sarà la Lectio Divina tenuta da don Giuseppe Licciardi, che guiderà la meditazione sul Vangelo di Giovanni (14,1-14), testo di luminosa consolazione e fondamento della speranza cristiana.

Copertina Storie Nerazzurre – 16 tricolori scomparsi di Mario Macaluso

Una storia dell'Inter sconosciuta: 16 scudetti rubati

Storie Nerazzurre
di Mario Macaluso

Il libro che racconta tutta la verità sui 16 scudetti cancellati all’Inter. Un viaggio tra storia, passione e giustizia sportiva. Una ricerca documentata, sorprendente, che ribalta ciò che pensavate di sapere.

🛒 Acquista su Amazon

Basta un click e arriva a casa tua

Il testo evangelico (Gv 14,1-14)

«Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.
Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”?
Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.
E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?».
Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: “Mostraci il Padre”?
Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi, perché io vado al Padre.
E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio.
Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».

La via della Carità, via della Speranza

Il brano giovanneo, che apre il cosiddetto discorso di addio, è una pagina di altissima teologia e di profonda tenerezza pastorale. In esso Cristo svela la dimensione trinitaria della speranza: non si tratta di un sentimento umano, ma della certezza di un destino condiviso con il Padre.

L’itinerario che Gesù propone ai discepoli, «Io sono la via, la verità e la vita», diviene paradigma per ogni operatore della Caritas: la via è la carità stessa, la verità è l’amore che riconosce il volto del Padre, la vita è il dono totale di sé che genera comunione.

Sant’Agostino legge in questo passo il movimento dell’anima che, turbata dal dolore, trova nella fede il principio di stabilità:

“Non turbetur cor vestrum: credite in Deum, et in me credite. Quasi dicat: Si in me credideritis, non turbabimini. Non enim absum, sed ad Patrem praecedo.”
(In Ioannem tractatus LXVII,1)
“Non sia turbato il vostro cuore: credete in Dio e credete anche in me. È come se dicesse: se crederete in me, non sarete turbati. Io infatti non vi abbandono, ma precedo presso il Padre.”

In tale lettura, la carità diviene memoria della presenza: non è azione filantropica, ma la certezza che Cristo cammina nella storia attraverso i suoi discepoli.

Origene, nel suo Commento a Giovanni (lib. XX, 12-14), sottolinea che la via è Cristo perché “nessuno può salire al Padre se non per il Figlio”, e interpreta le “molte dimore” come i diversi gradi della comunione dei santi, proporzionati alla capacità di amare. La carità, dunque, dilata lo spazio dell’eternità: quanto più si ama, tanto più vasta è la dimora preparata nel cuore di Dio.

San Gregorio Magno, nella Homilia in Evangelia (Hom. XXVI), rimarca che Cristo “prepara un posto” a coloro che, con le opere di misericordia, rendono visibile la sua presenza nel mondo:

“Ipse nos sibi praeparat, dum corda nostra ad amorem coelestium inflammat.”
“Egli ci prepara a sé, quando infiamma i nostri cuori all’amore delle realtà celesti.”

L’opera della Caritas, in questa prospettiva, è partecipazione al movimento ascensionale del Figlio: il servire i poveri è già un salire verso il Padre.

Conclusione: il volto della Speranza

“La Carità, il volto della Speranza” non è dunque soltanto un titolo, ma un programma spirituale. In un tempo segnato da incertezze sociali e crisi di senso, l’incontro di Gibilmanna si propone come itinerario di comunione: attraverso la preghiera, la Parola e la formazione, gli operatori della carità sono chiamati a riconoscere nel volto dell’altro la presenza di Cristo, via che conduce al Padre.