Benedetto Poma con “Frammenti di Medusa” celebra il 25 Novembre. Il capolavoro esposto a Cefalù


**“Frammenti di Medusa”: l’opera di Benedetto Poma in vetrina su Corso Ruggero 51a Cefalù

Un manifesto contro la violenza sulle donne**

In occasione del 25 novembre 2025, Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne, la vetrina di Corso Ruggero 51 accoglie un’opera di forte intensità simbolica e civile: “Frammenti di Medusa”, il nuovo intervento artistico di Benedetto Poma, tratto da una delle sue più emblematiche creazioni, la Medusa appartenente alla collezione Le Sirene di Ulisse (2016).

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Medusa: l’antico mito, la ferita contemporanea

Nel mito classico, Medusa è figura tragica e complessa: stuprata da Poseidone, punita da Atena che la trasforma in mostro, demonizzata nella memoria collettiva e infine uccisa da Perseo. Una vittima resa colpevole, un corpo violato due volte – prima dal suo aggressore, poi dal racconto che la storia ha tramandato.

Poma recupera questa stratificazione di ingiustizie e la restituisce allo sguardo contemporaneo, riscrivendo il mito come denuncia: Medusa non è colpevole della propria bellezza, della propria sensualità, né della violenza subita. Nella sua opera originaria, l’artista la ritrae in quell’istante sospeso “prima della fine”, consapevole del destino che avanza: alle sue spalle, il riflesso di Perseo nello specchio annuncia la morte imminente.

L’action emotiva: la nascita dei “Frammenti”

Per il 25 novembre, Poma ha scelto un gesto radicale, quasi rituale. Ha stampato l’immagine della sua Medusa e l’ha strappata, riducendola a frammenti dispersi: una metafora potente del corpo violato, del destino infranto di tante donne uccise dalla violenza maschile.

Quei pezzi, raccolti con cura, sono stati poi ricomposti su una tela candida, come un tentativo di restituzione, di memoria, di dignità. E su quel volto ricostruito, l’artista ha lasciato cadere una sola lacrima di pigmento rosso: un segno di dolore, ma anche un atto d’amore e pietà.

Un gesto semplice e potentissimo, che evoca la condizione della donna strappata alla propria vita e al proprio splendore, e insieme il desiderio—civile e umano—di ricucire ciò che la violenza lacera.

Un grido che attraversa il mito e il presente

Con questa action emotiva, Poma consegna al pubblico un messaggio chiaro e irrevocabile:
“No. Per sempre. Alla violenza.”

Medusa diventa così un simbolo universale della donna colpevolizzata per la violenza subita, figura tragica e modernissima che dialoga con le tante storie di femminicidio del nostro tempo. Non più mostro, ma testimone di una verità che la società non può più ignorare.

In vetrina, su Corso Ruggero 51, “Frammenti di Medusa” non è solo un’opera d’arte: è un invito alla consapevolezza, un monito civile, un omaggio alle donne a cui la bellezza, la libertà e la vita sono state strappate. E un gesto di speranza, perché ogni frammento possa ancora trovare voce, luce e giustizia.
www.benedettopoma.com