Con Mandorla amara, pubblicato da Einaudi nel 2025, Cristina Cassar Scalia (nel disegno) riporta sotto i riflettori la vicequestora Vanina Guarrasi, una protagonista sempre più complessa e amata dai lettori. Il nuovo romanzo si apre con un’immagine che cattura immediatamente l’immaginazione: un panfilo alla deriva, sospinto dal silenzio di una mattina di luglio, e un gruppo di sette persone distese senza vita sul ponte. È una scena che non lascia spazio ai dubbi e introduce un caso che supera per intensità e mistero molti dei precedenti.
Il panfilo della morte e l’odore che rivela il segreto
L’avvocata Maria Giulia De Rosa e il medico legale Adriano Calí sono i primi a intervenire, avvertiti alla radio di un’imbarcazione in difficoltà. La loro salita a bordo si trasforma in una scoperta agghiacciante: sette corpi immobili, nessun segno di violenza, nessuna spiegazione immediata. Calí capisce quasi subito che la causa è il cianuro, percepito nel suo caratteristico odore di mandorla amara, dettaglio che diventa simbolo dell’intera vicenda. È l’inizio di un’indagine che non concede tregua e che apre uno squarcio su una verità più intricata di quanto sembri.
Vanina Guarrasi, richiamata in servizio quando la vita privata vacilla
Quando Calí la chiama, Vanina è lontana, impegnata a mettere ordine nei frammenti di un momento personale difficile. Ma la sua natura non le permette distanze: basta una voce, un’urgenza, una richiesta precisa per farla tornare immediatamente a Catania. La sua figura emerge come sempre nella sua interezza, con quella combinazione di fermezza professionale e vulnerabilità umana che la rende una delle investigatrici più convincenti della narrativa italiana. L’indagine la trascina in un vortice di ipotesi, moventi e piste contraddittorie, mentre la sua vita emotiva continua a bussare in sottofondo, chiedendo attenzione.
Il sostegno di Biagio Patanè, una presenza forte anche da lontano
In questo romanzo, il commissario in pensione Biagio Patanè offre il suo contributo prezioso solo da lontano. Si trova infatti a Palermo, accanto alla moglie Angelina dopo un delicato intervento al cuore. La distanza fisica tra lui e Vanina modifica il loro consueto equilibrio, ma non ne indebolisce il legame. Anzi, il loro scambio di idee si carica di una profondità inedita, quasi un dialogo tra due generazioni unite dallo stesso sguardo sulla giustizia. Patanè, pur non essendo presente sulla scena, diventa una guida discreta ma fondamentale, una voce che accompagna Vanina nel labirinto dell’indagine.
Un giallo che omaggia il topos dell’avvelenamento e lo rinnova
L’uso del cianuro rimanda immediatamente ai classici del giallo, da Agatha Christie alle atmosfere più contemporanee. Cassar Scalia gioca con questo elemento, ma evita ogni rischio di prevedibilità, costruendo una trama mobile, stratificata, che muta forma a ogni scoperta. L’indagine non è mai statica: le connessioni si moltiplicano, i sospetti si spostano, i personaggi si rivelano attraverso dettagli che illuminano e confondono allo stesso tempo. La tensione cresce senza forzature, sostenuta da una scrittura limpida e precisa, capace di evocare immagini e stati d’animo con naturalezza.
La Sicilia come teatro vivo e pulsante della vicenda
La Sicilia non è soltanto un paesaggio ma una presenza. Il mare che culla il panfilo, la luce tagliente dell’estate, la città che respira sotto la pressione del caldo: tutto contribuisce a dare forma a un’atmosfera che avvolge i personaggi e amplifica il senso di attesa. Cassar Scalia racconta l’isola con equilibrio e autenticità, senza indulgere nei cliché ma riconoscendo la sua forza narrativa. La Sicilia diventa complice, osservatrice, custode silente del segreto che Vanina deve svelare.
Perché Mandorla amara conquista fino all’ultima pagina
Il romanzo convince per la solidità della trama, per la capacità dell’autrice di rinnovare ogni volta il mondo dei suoi personaggi e per la sensibilità con cui tratteggia Vanina, sempre in bilico tra dedizione professionale e inquietudini personali. L’odore di mandorla amara che apre l’indagine diventa quasi un filo conduttore, una metafora del veleno che si nasconde dietro le apparenze e che Vanina è chiamata a riconoscere e smascherare. È un giallo che unisce precisione investigativa, emozione e ritmo narrativo, confermando una volta di più il talento di Cassar Scalia nel costruire storie che rimangono nella mente e nel cuore.















