La speranza che non tramonta: chiusura del Giubileo nella Chiesa di Cefalù

Domenica 28 dicembre 2025, festa della Santa Famiglia di Nazareth, alle ore 17.30 nella Basilica Cattedrale di Cefalù

La Chiesa che è in Cefalù si appresta a concludere il Giubileo della Speranza, tempo favorevole di grazia nel quale il Popolo di Dio ha potuto rileggere la propria storia alla luce della fedeltà del Signore che «sempre accompagna la vita della Sua Chiesa». Non una semplice scansione cronologica, ma un kairós salvifico, nel quale la speranza è stata nuovamente riconsegnata alla sua verità teologale: non illusione fragile o attesa indeterminata, bensì àncora salda (cf. Eb 6,19), radicata nel Dio vivente.

Il cammino giubilare ha restituito alla comunità ecclesiale l’immagine evangelica del pellegrinaggio: pellegrini di speranza, chiamati a procedere insieme verso il Signore, sostenuti dalla misericordia che continuamente rigenera e converte. In tale prospettiva, la speranza si manifesta come virtù dinamica e trasformante, capace di attraversare la vita della Chiesa e di irradiarsi nella trama della storia: dalle relazioni personali alle strutture sociali, dalle responsabilità politiche e internazionali fino alla custodia del creato, luogo affidato alla cura dell’uomo come segno dell’alleanza.

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Il Giubileo ha ricordato con forza che la speranza cristiana non conosce tramonto, poiché il suo fondamento non risiede nelle contingenze storiche, ma nella promessa irrevocabile di Dio. È una speranza che chiede di essere incarnata, testimoniata, resa visibile soprattutto laddove la vita è segnata dal disagio, dalla povertà, dalla solitudine e dalla prova. Chiudere le porte del Giubileo significa, paradossalmente, aprire con maggiore decisione le porte del cuore a Cristo e ai fratelli, affinché la Chiesa sia realmente sacramento di speranza per il mondo.

In questa luce si colloca la celebrazione eucaristica di chiusura dell’Anno Santo, che avrà luogo domenica 28 dicembre 2025, festa della Santa Famiglia di Nazareth, alle ore 17.30 nella Basilica Cattedrale di Cefalù, secondo quanto indicato da Papa Francesco nella Bolla di indizione Spes non confundit. L’Eucaristia, culmine e fonte della vita ecclesiale, sarà il luogo nel quale rendere grazie per il cammino compiuto e invocare la grazia di una speranza vissuta quotidianamente, capace di non deludere.

Per favorire una partecipazione piena e realmente diocesana, il Vescovo dispone che nel pomeriggio di quella domenica non venga celebrata la Santa Messa in alcuna chiesa parrocchiale, rettoria o cappellania della Diocesi: un gesto di comunione concreta, che richiama l’unità del Corpo ecclesiale attorno al proprio Pastore.

Al termine della celebrazione, un gesto di alto valore simbolico e sinodale segnerà l’inizio della fase attuativa del XII Sinodo diocesano: la consegna ai Sinodali del Libro del Sinodo e dei segni della Patena e del Calice destinati a ciascuna comunità parrocchiale. Tali segni, nati originariamente come pittura su tela dall’artista Angela Sottile e oggi plasmati in terracotta dall’artista Giuseppe Manganello, evocano con forza la dimensione incarnata della fede: come l’argilla della terra, ogni gesto di preghiera e di comunione è fragile materia umana trasformata dall’amore salvifico di Dio.

Così, la conclusione del Giubileo si apre come soglia verso un tempo nuovo: la speranza celebrata diventa speranza operante; la grazia ricevuta si fa responsabilità ecclesiale; il cammino sinodale si traduce in vita concreta delle comunità. Nel saluto paterno del Vescovo, Mons. Giuseppe Marciante, risuona infine l’invocazione perché la speranza che viene da Dio – speranza che non tramonta – continui a illuminare il cammino della Chiesa cefaludense, rendendola segno credibile del Vangelo nel cuore della storia.