L’Ontologia della “Chiesa Domestica” nel Cammino Sinodale. L’Omelia del Vescovo di Cefalù a chiusura del Giubileo

Una rilettura teologico-pastorale di Mons. Giuseppe Marciante

La riflessione di Sua Eccellenza Mons. Giuseppe Marciante si snoda attraverso un’ermeneutica del “risveglio”, ponendo la famiglia non come mero oggetto di cura, ma come vero e proprio soggetto ecclesiologico.

Giuseppe e il ministero della “Custodia”

L’analisi parte dal verbo della risurrezione, egherthe (alzati), che l’angelo rivolge a Giuseppe per sottrarlo al sonno e al pericolo. In questo evento, il Vescovo scorge il paradigma della missione attuale: «La missione che viene affidata a Giuseppe è quella di custodire in terra straniera, accompagnare, ristabilire la sua Famiglia nella Terra promessa dell’amore».

Tale custodia si rende necessaria poiché la famiglia odierna vive «come in terra straniera perché abbandonata dalle istituzioni, indebolita dalle nuove leggi introdotte nell’ordinamento legislativo italiano, minacciata da un clima culturale lontano dalla fede in Dio e individualista». La diagnosi è netta: «La famiglia è in crisi perché è andato in crisi il fondamento dell’amore, il senso profondo della vita, perché in fondo è andata in crisi la fede».

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Il paradigma di Emmaus e l’Iniziazione Cristiana

Mons. Marciante propone una «pedagogia del Maestro» che rifugge da ogni rigidità dottrinale per farsi prossimità. Guardando ai discepoli di Emmaus, egli scorge un itinerario di maturazione composto da:

  • L’incontro: ovvero «imparare camminando con il Maestro»;
  • La Parola: cioè «imparare ascoltando il Maestro»;
  • La Missione: definita come «imparare agendo con il Maestro».

In questa cornice, la pastorale deve mutare volto: si tratta di «una pastorale che non ripete le cose di sempre, ma offre un nuovo apprendistato», una scuola capace di «tessere relazioni umane significative e, così, di incidere anche nel tessuto sociale specialmente a servizio dei più poveri, dei più deboli».

La “Svolta Copernicana”: Adulti e Genitori come primi testimoni

Il cuore della proposta sinodale risiede nel «capovolgere gli itinerari di iniziazione cristiana e della catechesi». Il Vescovo sottolinea con vigore che:

«La famiglia è il primo e fondamentale luogo di iniziazione alla fede nel quale i coniugi, a partire dal loro alfabeto domestico e ordinario, introducono i figli al linguaggio, ai valori, alle tradizioni, alla fede, agli affetti e a tutto ciò che costituisce il loro corredo familiare».

Ne consegue che la catechesi deve essere primariamente «rivolta ai genitori in quanto primi testimoni della fede», poiché la famiglia è «il luogo favorevole per far germogliare e crescere la fede dei bambini e dei ragazzi». La Chiesa deve dunque porsi «in atteggiamento di ascolto facendosi prossimi alle loro difficoltà e fragilità».

Il recupero della dimensione Patristica

Mons. Marciante nobilita la visione della «Chiesa domestica» richiamando le fonti proto-patristiche, dove la Chiesa sussiste ovunque sia presente Cristo e dove la famiglia vive e trasmette la fede. Cita Clemente Alessandrino per il quale il “due o tre” uniti nel nome di Cristo non allude forse a «marito, moglie e figlio, poiché la donna si unisce all’uomo per volere di Dio?».

E rilancia la provocazione di Giovanni Crisostomo:

«Fai della tua piccola casa una Chiesa. Dove infatti ci sono il salmo, la preghiera, i cantici dei profeti, non sbaglierà chi voglia chiamare tale riunione una Chiesa».

Il Vescovo conclude questo passaggio con un auspicio di profondo rinnovamento: «Oggi diciamo alle famiglie di venire in chiesa, ma in verità dovremmo dire di vivere la Chiesa nelle proprie case: anzi le famiglie dovrebbero portare lo stile familiare dentro le comunità».

Verso l’umanizzazione del Verbo

In Gesù, che «è cresciuto in una comunità domestica» apprendendo «le grammatiche umane e divine… alla scuola di un uomo e di una donna», si compie il destino della famiglia come «risorsa pastorale per la Chiesa per trasmettere alle generazioni future quel lieto annuncio che ha per fondamento l’umanizzazione del Verbo».

L’omelia si chiude con l’affidamento alla “Luce gentile” del Card. Newman, invocata affinché guidi i passi «ancora vacillanti» verso l’orizzonte, ricordando che, nella fede, «basta un passo alla volta, il primo passo sarà sufficiente a incoraggiarli nel cammino».