L’Anello del Nisi è un percorso ad anello che parte e arriva ad Alì Terme, sul versante ionico dei Peloritani: 3 tappe e circa 35 chilometri di cammino lento tra borghi, miniere dismesse e i boschi della Riserva di Fiumedinisi e Monte Scuderi.
Lo si potrebbe soprannominare il cammino dei monti metalliferi, quell’Anello del Nisi che parte e torna ad Alì Terme dopo tre tappe e una trentina di chilometri da percorrere a piedi lungo trazzere e mulattiere immerse nella macchia. Queste terre, infatti, per secoli hanno custodito nel sottosuolo il materiale che ne ha segnato la storia: rame, zinco, argento, antimonio, piombo e ferro, oltre al tungsteno. Già greci e romani conoscevano questi giacimenti, ma è dal Quattrocento che i metalli vennero cavati su scala industriale, un’attività protrattasi con alterne vicende fino al 1961. Ci si trova sul versante ionico dei Monti Peloritani, in provincia di Messina, tra Messina e Taormina e a pochi passi dal mare, sotto la protezione del massiccio del Monte Scuderi, che sfiora i 1.250 metri. Si comincia a camminare dall’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Alì Terme, per poi salire verso l’interno seguendo le antiche vie di comunicazione che uniscono i quattro borghi. Si procederà nei territori di Alì, Fiumedinisi e Nizza di Sicilia, dove sorge il Castello D’Alcontres, per poi tornare al punto di partenza percorrendo l’ultimo chilometro lungo la statale 114 o il lungomare che unisce i due paesi rivieraschi. L’itinerario si può affrontare in una sola giornata impegnativa oppure suddividere in tre tappe: la prima, dall’Istituto Maria Ausiliatrice al Duomo di Sant’Agata di Alì, misura 9,4 chilometri con un dislivello di 446 metri; le successive si snodano su sterrate, sentieri e mulattiere, lasciando spazio anche alla visita dei centri abitati.
Nella Riserva di Fiumedinisi e Monte Scuderi
Il paesaggio è quello delimitato dalla Riserva Naturale Orientata Fiumedinisi e Monte Scuderi, istituita nel 1998, estesa circa 4.600 ettari nei Peloritani centrali e gestita dall’Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana, a cavallo di sette comuni. Si cammina soprattutto su strade forestali e mulattiere, intervallando tratti di trekking urbano tra i borghi a tappe nel verde, in un’area dove la coturnice è la specie simbolo. Trattandosi di quote contenute e di un versante affacciato sul mare, le mezze stagioni sono in genere le più piacevoli per dedicarsi all’anello. Significativi saranno gli incontri con le fiumare dei torrenti Alì e Fiumedinisi, veri laboratori geologici all’aperto, dove tra i ciottoli di origine minerale si leggono le viscere dei Peloritani. Tutt’intorno raccontano la storia mineraria le numerose gallerie dismesse — solo tra Alì e Antillo se ne contano circa centosessanta — testimoni dei metalli un tempo estratti, compresa la scheelite da cui si ricavava il tungstato di calcio.
La vegetazione cambia con la quota: roverella, castagno ed erica arborea ai piedi del monte, e più in alto agrifoglio, leccio, carpino nero e acero montano. Suggestivo è il passaggio nella Valle degli Eremiti, un tempo frequentata da religiosi che vivevano in alcune grotte e dove sorge il Santuario della Santissima Trinità, mentre lungo il ramo del torrente Vacco si aprono le Pietre di Caloro, antiche miniere aurifere. Più in quota si raggiungono il Piano Margi, con la Casa degli Alpini, e la Portella Femminamorta, balcone naturale da cui lo sguardo abbraccia lo Ionio, il Tirreno e le Isole Eolie. Sul pianoro sommitale del Monte Scuderi affiorano frammenti di ceramica e ruderi di antiche costruzioni, che alcuni studiosi hanno ricondotto a un insediamento bizantino, forse l’antico centro fortificato di Mico.
Rimangono impressi anche i borghi. Alì Terme, antico centro termale già noto a greci e romani, conserva le cinquecentesche Terme Granata-Cassibile e le più recenti Terme Marino, alimentate da un’acqua sulfurea a circa 39 gradi, oltre alla medievale Torre Saracena e alla chiesa di San Rocco. Salendo a Alì si incontra il Duomo di Sant’Agata, mentre Fiumedinisi è dominata dal Castello Belvedere, di cui restano l’imponente mastio e i muri perimetrali: arroccato a circa 743 metri sul Monte Belvedere, in comunicazione visiva con i castelli di Scaletta Zanclea e Sant’Alessio Siculo, fu descritto dall’umanista Pietro Bembo durante il suo soggiorno siciliano e, nel 1197, ospitò l’imperatore Enrico VI. Nel paese spiccano la Chiesa Madre, dedicata a Maria Santissima Annunziata, e il campanile della chiesa di San Pietro, edificato nell’XI secolo come torre d’avvistamento. L’anello si chiude a Nizza di Sicilia, dove il Castello D’Alcontres, costruito tra il 1583 e il 1627, fa da contrappunto al museo naturalistico intitolato a Giuseppe Seguenza: vi sono custoditi i minerali dei Peloritani e le attrezzature dell’Azienda Mineraria Siciliana, che negli anni Cinquanta estraeva blenda e galena dalle miniere di Tripi, Vacco e Migliuso, fino al fallimento del gennaio 1961, dovuto al crollo delle quotazioni di piombo e zinco. E con un ultimo tratto verso il mare, l’Anello del Nisi sarà completato.















