Sembra la tomba di Agamennone a Micene, ma siamo in Sicilia: le Grotte della Gurfa, la thòlos scavata nell’arenaria rossa di Alia

Scavato a mano nell’arenaria rossastra di una collina del Palermitano, questo enigmatico complesso rupestre su due livelli sfida da oltre un secolo gli studiosi: a oggi nessuno sa con certezza chi l’abbia realizzato, né quando

Certe scoperte spiazzano perché arrivano senza preavviso e si rifiutano di essere spiegate fino in fondo. È quello che accade a chi raggiunge le Grotte della Gurfa, a pochi chilometri da Alia, piccolo comune dell’entroterra palermitano. Se vi aspettate delle semplici cavità naturali, siete sulla strada sbagliata: qui, dentro una collina di arenaria rossastra, l’uomo ha scavato a mano un intero complesso di ambienti, un vero e proprio monumento di architettura rupestre. E a catturare lo sguardo, più ancora delle dimensioni, è la stanza principale: una grande camera a forma di campana che ricorda da vicino la celebre thòlos di Atreo — il cosiddetto “Tesoro di Atreo” — a Micene.

Sono “grotte” soltanto nel nome: come hanno più volte sottolineato gli studiosi, non si tratta di cavità naturali poi adattate dalla mano dell’uomo, ma di ambienti interamente cavati nell’arenaria che compone il nucleo della collina. Il complesso si articola in sei ambienti principali distribuiti su due livelli. Ciò che lo rende un caso quasi unico, però, è il mistero che lo avvolge: a oggi non esiste certezza né sull’epoca della sua realizzazione, né sull’identità di chi lo scavò.

Lo stesso nome del sito rimanda a un uso pratico: “Gurfa” deriva dall’arabo e indica una “stanza” o un magazzino-granaio, termine ancora vivo tra le popolazioni berbere per designare ambienti scavati nella roccia. È documentato che in epoca islamica le grotte furono utilizzate come deposito per il grano, e che gli ambienti continuarono a essere abitati e sfruttati a scopo agricolo fino agli anni Novanta del Novecento.

Indice

  1. L’enigma della Gurfa: ipotesi e documenti
  2. Visita, cosa vedere e informazioni pratiche
  3. Dove si trova e come arrivare

L’enigma della Gurfa: ipotesi e documenti

La storia della Gurfa è soprattutto una storia di domande aperte. La mancanza di reperti utili alla datazione — dovuta anche al fatto che gli ambienti furono usati e abitati fino a tempi recenti — ha spinto gli studiosi a formulare ipotesi molto diverse tra loro, nessuna delle quali è oggi considerata definitiva. C’è chi colloca il nucleo monumentale in epoca preistorica, tra l’eneolitico e l’età del rame, mettendolo in relazione con una necropoli presente sul costone roccioso; chi, sulla base di iscrizioni rinvenute sulla parete esterna, ha ipotizzato l’intervento di maestranze di area semitica; e chi invece propende per un’origine tardo-bizantina o medievale.

L’unico dato documentario certo è più tardo: la Gurfa è citata come casale arabo già esistente nel 1150, quando fu concesso dal re Guglielmo allo Spedale dei Lebbrosi di Palermo, per poi entrare tra i possedimenti dell’Ordine Teutonico. Attorno al monumento sono inoltre fiorite ipotesi suggestive che restano tali: allo studioso Carmelo Montagna si deve quella che identifica la Gurfa con la tomba del leggendario re cretese Minosse, che la mitologia vuole ucciso in Sicilia alla corte del re sicano Cocalo. Più di recente, nel 2023, durante un convegno a Palermo, lo studioso Giovanni Ferrara ha presentato una nuova ipotesi che lega la grande cavità a thòlos al tramonto del solstizio d’inverno. Sono, è bene ribadirlo, ipotesi di ricerca: l’origine della Gurfa resta a tutt’oggi un enigma.

Visita, cosa vedere e informazioni pratiche

Giunti allo spiazzo antistante si notano due ingressi al livello inferiore e una serie di aperture a quello superiore. Al piano basso si aprono due grandi ambienti comunicanti: il primo a pianta quadrangolare con copertura a doppio spiovente, il secondo è la monumentale thòlos, dalla caratteristica forma “a tenda” e con un foro scavato sulla sommità. Nell’ipotesi che il complesso fosse un deposito, quel foro poteva servire a calare o issare i carichi di grano.

Una scala scavata nella roccia conduce al livello superiore, dove si trovano ambienti più piccoli, illuminati da aperture sulla parete rocciosa; qui sono state ricavate anche vasche per la raccolta dell’acqua piovana. All’esterno, lungo la parete e sulla sommità della rupe, si riconoscono diverse tombe a forno e altre piccole strutture scavate, che arricchiscono ulteriormente il quadro del sito.

Sul piano pratico, la visita avviene esclusivamente su prenotazione, contattando l’Ufficio Turistico del Comune di Alia. L’ingresso è gratuito; è gradita un’eventuale offerta libera destinata alla manutenzione del sito. Conviene telefonare con anticipo per concordare giorno e orario, anche perché l’apertura è subordinata alla disponibilità degli operatori.

Dove si trova e come arrivare

Le Grotte della Gurfa si trovano a circa 5 chilometri dall’abitato di Alia, in provincia di Palermo, all’interno di un parco suburbano che racchiude la collina di arenaria e i boschetti circostanti, lasciati allo stato selvatico. Il sito si raggiunge soltanto con un mezzo proprio.

Chi proviene da Palermo o dal versante di Agrigento può seguire la strada a scorrimento veloce e quindi la SS121 Palermo-Catania fino al km 184, dove si imbocca una strada secondaria asfaltata che in circa un chilometro conduce verso l’area del parco. Da lì, pochi passi separano il visitatore dall’ingresso del complesso rupestre.

Davanti a quella grande sala scolpita nella roccia rossa si comprende perché la Gurfa continui ad affascinare studiosi e viaggiatori. È un monumento che custodisce ancora il proprio segreto: qui tutto è affidato alla pietra e alle domande che, da oltre un secolo, attendono ancora una risposta.