“Cefalù si veste di rosanero: nasce un progetto che cambia la storia del calcio giovanile del territorio.” Ci racconta tutto Peppe Fiduccia, responsabile dell’Academy Cefalù. Per alcuni era un sognatore. Ma i suoi sogni sono poi sempre diventati realtà, a partire dalla promozione in A del Calcio a 5, ai grandi progetti per il calcio nel territorio ed ora l’affiliazione, non cosa da poco, col Palermo Calcio. E di riflesso con il City Group, già interessato alle realtà siciliane giovanili.
Fiduccia, dopo anni di lavoro dietro le quinte arriva finalmente l’affiliazione con il Palermo Calcio. Quanto vale, per il territorio, questo traguardo?
«Vale tantissimo. Era un sogno coltivato per anni, che non si era mai concretizzato. Con la collaborazione del Real Sport – che ringrazio per il grande lavoro fatto – lo scorso anno il progetto è stato avviato, e quest’anno lo abbiamo rinnovato in maniera ancora più solida. Oggi Cefalù ha finalmente un canale diretto con la principale società della nostra regione. Non è una cosa da poco.»
L’affiliazione si estende ora all’Academy Cefalù, un’unione strutturata di più realtà locali. Può spiegare come nasce e cosa rappresenta questo progetto?
«L’Academy è formata da tre società: Città di Cefalù, Rhea Sport Cefalù e Polisportiva Lascari. Ed è molto probabile che altre realtà del comprensorio si uniranno presto. Parliamo di un progetto storico: a Cefalù per decenni si è provato a creare un polo unito, ma senza mai riuscirci. Oggi esiste veramente un’Academy riconosciuta, registrata, che lavora insieme per crescere i ragazzi del territorio. Non è semplice far camminare tante teste, ma abbiamo messo da parte personalismi e prime donne. Lo facciamo per il bene dei bambini.»
Per gli addetti ai lavori: quali sono i vantaggi tecnici e strutturali di un’affiliazione diretta con il Palermo, rispetto alle collaborazioni “a distanza” con club del Nord?
«La differenza è enorme. Molte società del Nord vengono una o due volte l’anno: vedono poco, capiscono poco delle realtà locali, e spesso si basano solo sulle relazioni dei mister interni. Qui invece parliamo di presenza costante nel territorio, con osservatori, tecnici federali, psicologi sportivi e dirigenti del Palermo che verranno a lavorare con noi. Sono 17 società affiliate in tutta la Sicilia: essere tra queste è motivo di orgoglio, ma comporta anche standard alti.»
Entriamo nel concreto: cosa vedranno e vivranno i ragazzi dell’Academy grazie a questa affiliazione?
«Innanzitutto formazione continua. I nostri tecnici riceveranno programmi didattici aggiornati direttamente dal settore giovanile del Palermo. Avremo allenamenti specifici, visite periodiche, tornei riservati esclusivamente alle affiliate rosanero, e l’opportunità di essere osservati con continuità. Poi ci sono le esperienze sul campo: visite allo stadio, inviti alle partite, accesso al centro sportivo, possibilità di assistere alle sedute della prima squadra. Per i ragazzi è un mondo che si apre.»
Uno degli elementi più discussi: l’identità. Quanto conta per voi vestire i colori rosanero?
«Conta tantissimo. Tutti i nostri tesserati vestiranno rosanero. È un segno di appartenenza, un messaggio forte: Cefalù rappresenta il Palermo, nel suo piccolo, nei tornei e nelle uscite fuori dalla Sicilia. Siamo parte della loro famiglia sportiva, e questo crea senso di identità e motivazione. È bello vedere i bambini indossare la maglia della squadra della nostra provincia. Questa è casa nostra.»
Si è parlato anche di osservazioni individuali: alcuni ragazzi sono già stati segnalati al Palermo. Può dirci qualcosa di più?
«Sì, il Palermo ci ha già chiesto report mensili su presenze, progressi, comportamenti e crescita tecnica. Hanno già messo gli occhi su un paio di ragazzi che si stanno distinguendo. Vogliono seguirli, non una volta all’anno, ma costantemente. È questo il vantaggio vero: un ragazzo di Cefalù può essere monitorato davvero. Se merita, sale. E noi saremo una porta aperta, finalmente.»
Non solo Palermo: si è accennato anche alla possibilità di collegamenti internazionali con club di altri Paesi. È una prospettiva concreta?
«Assolutamente sì. Il Palermo ha rapporti con società in Spagna e in Inghilterra (il Palermo è legato al prestigiosissimo City Group), e si è già parlato informalmente della possibilità di estendere la collaborazione. Nulla è promesso, ma il canale è aperto. Per un ragazzo di Cefalù significa entrare nel circuito del calcio che conta. E questo, credimi, fino a poco tempo fa era impensabile.»
L’Academy parla spesso di inclusione, di lavoro con ragazzi che hanno difficoltà o fragilità. Questo fa parte della vostra missione?
«Sì. L’Academy nasce anche per questo. Abbiamo bambini con problemi di inclusione, lavoriamo con comunità, con psicologi, e vogliamo che tutti i ragazzi trovino il loro posto nel calcio. Il calcio deve includere, non escludere.»
Ultima domanda: perché, secondo lei, un genitore dovrebbe scegliere un’Academy affiliata al Palermo?
«Per senso di appartenenza, perché siamo parte della stessa terra, perché chi è vicino capisce le esigenze del territorio. Le società lontane non possono conoscere tutto questo. Qui, invece, il Palermo ci segue, ci forma, ci osserva. A pochi chilometri da casa, un bambino può sognare in grande restando radicato nella sua comunità.
E poi c’è una verità semplice: oggi Cefalù è dentro il calcio che conta.»
Grazie per l’intervista, e tramite te un grazie ai dirigenti, ai tecnici, agli assistenti che seguono i ragazzi. Chissà se il nuovo Haaland è tra loro? Grazie

















