“Un bambino è nato per noi”: parola di pace nella notte del mondo. L’Omelia del Vescovo di Cefalù nella Messa di Mezzanotte


Cattedrale di Cefalù

Nella solennità austera della Cattedrale di Cefalù, a poche ore dal Concerto per la Pace di Noa, l’Omelia del Vescovo di Cefalù, S.E. Mons. Giuseppe Marciante, in occasione della Messa di Mezzanotte. Una meditazione densa di Scrittura, storia e profezia, capace di leggere il presente alla luce della Parola di Dio.

Il suo sguardo si è aperto subito sull’orizzonte doloroso del nostro tempo: ciò che accade e continua ad accadere in tante nazioni segnate dai conflitti armati. Guerre che opprimono i popoli, li costringono a camminare in una terra tenebrosa, sotto il peso della violenza, della paura, dell’abuso di potere. È il lamento di intere popolazioni che chiedono di uscire dal tunnel oscuro della guerra, un grido che attraversa confini e coscienze.

Il Segreto del Re - Mario Macaluso

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Richiamandosi al profeta Isaia, il Vescovo ha evocato l’immagine di un popolo schiacciato “dalla sbarra e dal bastone degli abusi”, un popolo che trema al rimbombo dei passi dei soldati, che si imbatte in mantelli intrisi di sangue. Ma proprio a questo popolo, dice il profeta, viene offerto un segno di speranza:
«Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Il suo nome sarà Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace».

Il Vangelo, ha proseguito Mons. Marciante, colloca questa profezia in un contesto storico preciso: il dominio dell’Impero romano, il potere di Cesare Augusto che si estende fino alla Siria, alla Giudea, alla Galilea, sotto il governo di Quirinio. Il segno concreto di quel dominio è il censimento, strumento di controllo e di sottomissione: per calcolare le tasse e per preparare le guerre. Un riferimento che risuona inquietante anche oggi, in un tempo in cui le spese militari crescono a dismisura, come presagio sinistro di nuovi conflitti.

Al potere che asservisce i popoli – ieri con la sbarra e il bastone, oggi con forme più sofisticate di abuso, corruzione e voto di scambio – il Vangelo oppone i censiti, i poveri della terra: Giuseppe, umile operaio; Maria, una ragazza giovanissima, incinta e prossima al parto; e il bambino che nasce proprio durante il censimento. In questa famiglia fragile e silenziosa prende forma la speranza del mondo.

È qui che, come ricorda l’Apostolo Paolo, “è apparsa la grazia di Dio che porta la salvezza a tutti gli uomini”. La presenza di Dio è certa, ha sottolineato il Vescovo; non altrettanto certa è la nostra accoglienza. Come i pastori, anche noi siamo chiamati a uscire nella notte, in fretta, mossi da una speranza che nasce da un annuncio del cielo.
“Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore.”
E non è senza significato che la Basilica di Cefalù sia dedicata proprio al Santissimo Salvatore.

Il segno è disarmante nella sua semplicità: un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro. Dio resiste al rifiuto. La sua debolezza vince la forza degli imperi. Accolto da due giovani sposi, riscaldato dal fiato di animali umili, il Figlio di Dio si manifesta a chi non aveva diritto di parola, ai pastori, ritenuti impuri e lontani dal Tempio, ma capaci di vegliare, di attendere cose nuove.

Dove ci sono i bambini, ha ricordato il Vescovo con accento quasi confidenziale, la vita è assicurata. I bambini sono la gioia e il futuro del mondo. Forse anche per questo, oggi che ne nascono di meno, cresce la tristezza.

Il Vangelo si chiude con Maria che custodisce ogni cosa nel cuore. I sentimenti di Giuseppe, invece, Mons. Marciante li ha affidati, in modo sorprendente e toccante, alla poesia scritta da Enrico Brignano per la nascita di suo figlio: parole nate fuori dai confini della teologia accademica, ma capaci di esprimere con autenticità lo stupore, la responsabilità, il tremore e la tenerezza di un padre davanti alla vita che nasce. Un sigillo umano e poetico a una riflessione profondamente evangelica.

«Figlio, figlio mio dove sei stato?
Ma guarda amore come sei conciato
Sporco di graffi e pieno di paura
E piangi forte e gridi tutto il fiato
Figlio, vita mia dove sei stato
Chi hai sconfitto e chi ti ha perdonato
In quale buio devi aver lottato
Sapessi quante vite ti ho aspettato
Come un eroe che torna da una guerra
Un filo d’erba sopra la mia terra
Come un sorriso… un vento appena nato.
Ora sei qui, ma tu ci sei già stato
Tu eri già dentro la mia vita
Dentro la gioia della prima gita
Nella conchiglia con cui sentivo il mare
Dentro il profumo del mio primo fiore
Dentro lo sguardo del mio primo amore
Tu c’eri già… a renderlo migliore»

Buon Natale a Tutti.