Da San Casciano a Castelbuono, 1.600 chilometri a piedi per tornare a casa: l’impresa di Gianfranco Scialabba

Milleseicento chilometri a piedi, dalla Toscana alla Sicilia, per tornare là dove tutto è cominciato. È il viaggio di Gianfranco Scialabba, 68 anni, che in 64 tappe ha attraversato l’Italia fino a Castelbuono, nel cuore delle Madonie, il paese da cui provenivano i suoi genitori. Un cammino lungo, faticoso e carico di significato, che l’uomo ha voluto chiamare “Il Cammino di Sant’Anna” e dedicare alla memoria del padre Antonio Scialabba e della madre Anna Cancila, entrambi castelbuonesi.

Scialabba non è un camminatore improvvisato. Imprenditore artigiano ormai in pensione, è da sempre un runner per passione ed è il fondatore dell’associazione “I Pellegrini Mercatalini”. Il suo viaggio è partito da San Casciano Val di Pesa, in provincia di Firenze, nel cuore del Chianti. Da lì ha scelto di affrontare l’intero percorso esclusivamente a piedi, un passo dopo l’altro, tappa dopo tappa, lungo tutta la penisola.

Un viaggio alla ricerca delle radici

Più che un’impresa sportiva, quello di Scialabba è stato un ritorno alle origini. Castelbuono rappresentava la meta finale, ma la storia della sua famiglia passa anche da un altro borgo madonita: Gangi, dove viveva la nonna paterna, appartenente alla famiglia Vazzano. Ed è proprio seguendo questi fili familiari che il pellegrino ha disegnato l’ultima parte del suo itinerario.

Una volta attraversato lo Stretto, Scialabba ha seguito in Sicilia il percorso dei Normanni partendo da Messina. Ha raggiunto Troina e da lì ha proseguito verso le Madonie, entrando in un territorio che conosceva attraverso i racconti dei genitori e che ora ha potuto attraversare con le proprie gambe.

La prima grande emozione siciliana è arrivata a Gangi, nel pomeriggio di mercoledì 23 settembre. Ad accoglierlo nel paese della nonna c’era il sindaco Giuseppe Ferrarello, che gli ha consegnato una spilla con il simbolo del borgo. Un gesto semplice, ma capace di dire molto a chi aveva camminato per centinaia di chilometri per ritrovare un pezzo della propria storia.

“Accogliere Gianfranco Scialabba – ha detto Ferrarello – è per noi motivo di orgoglio e commozione. Il suo viaggio, compiuto con determinazione e profondo legame verso le sue radici, è un gesto che unisce memoria familiare, amore per la nostra terra e straordinaria forza personale”. “Percorrere oltre 1.600 chilometri per arrivare a Castelbuono e a Gangi – ha aggiunto il sindaco – non è soltanto un’impresa sportiva, ma un atto di identità e appartenenza”.

L’ultimo tratto fino a Castelbuono

Dopo la sosta a Gangi, Scialabba ha rimesso lo zaino in spalla per percorrere l’ultimo tratto del viaggio. Prima Geraci Siculo, poi finalmente Castelbuono, dove si è chiuso il lungo cammino iniziato tra le colline del Chianti.

Nel paese dei suoi genitori ad attenderlo c’era il sindaco Mario Cicero, insieme ad alcuni parenti castelbuonesi. Un arrivo che ha avuto il sapore di un abbraccio, quello di una comunità che ritrova uno dei suoi figli, anche se nato e cresciuto lontano.

La storia di Gianfranco Scialabba racconta qualcosa che molte famiglie siciliane conoscono bene. Sono tanti i figli e i nipoti di chi, decenni fa, ha lasciato le Madonie per cercare lavoro altrove, portando con sé il ricordo del paese d’origine. Un legame che non si spezza con la distanza e che, a volte, spinge a tornare. C’è chi lo fa per una festa, chi per una vacanza estiva, chi per ritrovare i parenti. Scialabba ha scelto la strada più lunga e più personale: arrivarci a piedi, percorrendo tutta l’Italia per rendere omaggio al padre e alla madre.

Il nome scelto per il percorso, “Il Cammino di Sant’Anna”, racchiude il senso di tutto il viaggio: un pellegrinaggio della memoria, dedicato a una madre che portava quel nome e a una terra che, dopo 64 tappe e 1.600 chilometri, lo ha accolto come uno di casa.