Come si chiama il piccolo comune di Sicilia dove si mangiano i “sciuri l’ovu” e gli abitanti si chiamano mottesi

La Sicilia, terra di meraviglie naturali e tradizioni secolari, custodisce nelle sue pieghe un patrimonio culinario unico e variegato. Tra i suoi tanti piccoli comuni, uno in particolare si distingue per una specialità gastronomica davvero singolare: le frittate con i “sciuri l’ovu”. Questo comune è Motta D’Affermo, e i suoi abitanti sono conosciuti come mottesi.

Motta D’Affermo è un affascinante borgo situato nella provincia di Messina. Con una popolazione di poco più di 600 abitanti, questo piccolo comune incarna il fascino delle antiche comunità siciliane, dove le tradizioni culinarie sono gelosamente custodite e tramandate di generazione in generazione.

La preparazione tipica di Motta D’Affermo è la frittata con i “sciuri l’ovu”. Questo piatto utilizza un fiore spontaneo di colore ciclamino che cresce in tarda primavera e in estate. Il nome “sciuri l’ovu” significa letteralmente “fiori dell’uovo”, un termine che evoca l’aspetto delicato e colorato di questi fiori.

Il centro abitato si trova a un’altitudine di poco più di 600 metri. La natura arenaceo-argillosa delle montagne ha permesso agli agenti erosivi di modellarle in forme arrotondate, sebbene interrotte da alcuni affioramenti calcarei. La costa del territorio comunale, costituita prevalentemente da ciottoli di varie dimensioni, si estende per circa 8 km, dalla foce del fiume Tusa fino alla frazione Torremuzza.

Come si chiama il piccolo comune di Sicilia dove si mangiano i “sciuri l’ovu” e gli abitanti si chiamano mottesi

I principali prodotti tipici del settore agricolo sono l’ulivo, da cui si ricava un pregiato olio, le nocciole, le noci, le castagne e i fichi d’India. Motta fa parte della strada dell’olio “Valdemone DOP”. Tra le produzioni artigianali vi sono manufatti in ferro battuto, coperte e tappeti lavorati al telaio, e ricami. Resiste ancora la lavorazione artigianale di ceste, panieri e altri oggetti realizzati in giunco o canna. Un’attività un tempo fiorente, ma oggi scomparsa, è la scultura della pietra arenaria locale, visibile nelle antiche abitazioni, nelle chiese, nei palazzi e nei portali. In molte famiglie è ancora in uso la tradizione di realizzare in proprio e in modo tradizionale il sapone, ottenuto con olio extravergine di oliva.

Da visitare la Chiesa Maria SS. degli angeli. All’interno, il grande spazio basilicale a tre navate, divise da 12 colonne in pietra locale, presenta un profondo presbiterio e ampie cappelle. Vi si trovano il fonte battesimale in marmo di Carrara (sec. XVI), la tela della Pietà (1610) e un’opera di Geronimo Gerardi che rappresenta “L’Immacolata Concezione”. Inoltre, sono degne di nota numerose tele e statue lignee che vanno dal secolo XVI al XIX, il pulpito, il coro ligneo realizzato da Benedetto Bevilacqua da Palermo, e la cantoria sopra l’ingresso.

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