Palloncini colorati per i bambini da una parte, dosi di cocaina, crack e hashish dall’altra. È il quadro che emerge dall’indagine dei carabinieri sul caso Cefalù spaccio, che oggi ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari. Secondo la ricostruzione degli investigatori, tra le persone coinvolte c’erano anche alcuni giovani arrivati dal quartiere ZEN di Palermo, conosciuti in città come venditori di palloncini. Accanto a quell’attività, sempre secondo l’accusa, si sarebbe svolta la vendita di droga nelle vie del centro storico.
Cefalù spaccio, le sei misure cautelari
I provvedimenti sono stati firmati dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Termini Imerese, Gregorio Balsamo, e notificati dai militari della Compagnia di Cefalù. Due indagati sono finiti agli arresti domiciliari. Per gli altri quattro il gip ha disposto l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria, l’obbligo di dimora e il divieto di uscire di casa nelle ore notturne.
L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Termini Imerese, guidata dal procuratore Angelo Vittorio Cavallo. A seguire passo dopo passo il lavoro investigativo è stato il sostituto procuratore Manfredi Lanza.
La piazza della droga tra le vie del centro
Gli investigatori hanno ricostruito numerosi episodi di cessione di stupefacenti avvenuti a Cefalù. Non vendite occasionali, ma un giro continuo, con più persone coinvolte e acquisti ripetuti nel tempo. In pratica, una vera piazza di spaccio, concentrata soprattutto nel centro storico, la zona più frequentata da residenti e turisti.
Le sostanze più vendute erano cocaina, crack e hashish. Chi spacciava, secondo l’accusa, usava accorgimenti studiati apposta per non farsi notare e sfuggire ai controlli. Una presenza che, mescolata al via vai di chi vende in strada, poteva passare inosservata agli occhi dei passanti.
I venditori di palloncini arrivati dallo ZEN
Il dettaglio che colpisce di più riguarda proprio i palloncini. Alcuni degli indagati raggiungevano Cefalù da Palermo, in particolare dal quartiere ZEN, e in città erano noti come venditori ambulanti di palloncini. Per gli investigatori, quella attività conviveva con la cessione di droga.
È un’immagine che stride con quella della Cefalù da cartolina: il lungomare, il Duomo, i vicoli pieni di gente. Proprio la folla e il movimento continuo del centro storico, però, possono offrire copertura a chi vuole vendere senza dare nell’occhio.
Intercettazioni, pedinamenti e telecamere
Per smontare questo sistema i carabinieri hanno messo in campo più strumenti insieme. Ci sono state intercettazioni telefoniche, servizi di osservazione e pedinamento, l’analisi delle immagini di videosorveglianza e il sequestro di droga. Un peso importante lo hanno avuto anche le dichiarazioni di molti acquirenti, che hanno raccontato come e da chi compravano.
Mettendo insieme tutti questi elementi, gli investigatori hanno trovato riscontri per i singoli episodi di cessione contestati. Tra febbraio e settembre 2026 i carabinieri hanno inoltre eseguito sei arresti in flagranza legati al fenomeno. Uno di questi riguarda una delle persone oggi destinatarie delle misure cautelari, trovata con diverse dosi di cocaina e hashish.
Cefalù spaccio, tutto è partito dai cittadini
C’è un aspetto che la vicenda Cefalù spaccio mette in evidenza: l’indagine è nata dalle segnalazioni arrivate dai cittadini. Sono stati i cefaludesi a far notare movimenti sospetti, e la Compagnia dei carabinieri ha raccolto quelle informazioni trasformandole in un lavoro investigativo durato mesi.
È un segnale importante per una città che vive di turismo e di immagine. La collaborazione tra residenti e forze dell’ordine si è rivelata decisiva per far emergere un fenomeno che rischiava di radicarsi nel cuore del paese.















