A Firenze lo chiamano ancora “il sindaco santo”. Giorgio La Pira, nato a Pozzallo nel 1904 e morto nel 1977, è venerabile dal 5 luglio 2018, quando papa Francesco ha riconosciuto che visse in grado eroico la fede, la speranza e la carità. È il passo più lungo e difficile di una causa di beatificazione, aperta a Firenze nel 1986. Pochi sanno che negli stessi anni, a Cefalù, c’era un altro sindaco siciliano che governava allo stesso modo, con la stessa fede e lo stesso amore per i poveri. Si chiamava Giuseppe Giardina, e forse è arrivato il momento di cominciare a parlare di lui con le stesse parole.
Giardina nasce a Cefalù il 24 aprile 1899, cinque anni prima di La Pira. Appartengono alla stessa generazione, quella che ha visto due guerre e ha dovuto ricostruire tutto. Entrambi vengono da un paese di mare della Sicilia ed entrambi crescono senza agi. Il padre di Giardina era emigrato in America in cerca di fortuna e morì a New Orleans il 21 febbraio 1904, proprio l’anno in cui a Pozzallo nasceva La Pira. La madre, rimasta vedova, tirò avanti amministrando con sapienza la piccola proprietà di famiglia e pensando soprattutto a far studiare i figli. Anche la famiglia di La Pira era di condizioni modeste: il padre amministrava i beni di un marchese, la madre faceva la sarta.
Le due vite si somigliano soprattutto nella fede. Il giovane Giardina, finite le elementari, entra nel Seminario vescovile di Cefalù. Lì conosce monsignor Giuseppe Misuraca, che era abate della Cattedrale e guida spirituale dei seminaristi. Con l’appoggio del vescovo Sansoni passa poi al Seminario Pontificio Maggiore di Roma. La Prima guerra mondiale cambia i suoi piani: viene chiamato alle armi, esce sottotenente dal corso allievi ufficiali di Caserta e rinuncia per sempre al sacerdozio. La Pira, dal canto suo, a ventun anni si consacra come terziario domenicano col nome di Fra Raimondo. Due ragazzi che sentono la chiamata a donarsi a Dio, e che scoprono di doverla vivere da laici, in mezzo alla gente.
Finita la guerra, Giardina si iscrive a medicina a Palermo e nel 1927 sposa Malvina Milmann. Qui le strade si separano: La Pira resterà celibe per tutta la vita, Giardina forma una famiglia. Ma la fede resta il centro. A Cefalù è tra i fondatori dell’Azione Cattolica e scrive su “Idea”, il periodico dei popolari cefaludesi, gli eredi del partito di don Luigi Sturzo. Anche La Pira, da giovane, era stato animatore dell’Azione Cattolica.
Poi arriva il 1946, l’anno in cui l’Italia diventa Repubblica. La Pira viene eletto all’Assemblea Costituente e contribuisce a scrivere la Costituzione. Giardina, alla guida della lista della Democrazia Cristiana, diventa sindaco di Cefalù. Cinque anni dopo, nel 1951, La Pira sarà eletto sindaco di Firenze. Due uomini dello stesso partito, cresciuti nello stesso mondo cattolico, si trovano a guidare città ferite dalla guerra, povere, piene di bisogni.
Il modo in cui lo fanno è sorprendentemente simile. La Pira aveva fondato a Firenze, nel 1934, la Messa di San Procolo, per assistere i poveri nel corpo e nello spirito; da sindaco combatté la disoccupazione e fece costruire case per chi non le aveva. Giardina era primario dell’ospedale Giglio, e a Cefalù tutti sapevano che visitava gratis chi non poteva pagare. Lo raccontano ancora oggi i figli e i nipoti di chi entrava nel suo ambulatorio. Nell’ospedale una lapide lo ricorda come un uomo di spirito evangelico, che passò accanto ai sofferenti e predilesse gli umili e i poveri. La Pira si batté per il lavoro degli operai; sotto Giardina nacque l’Istituto Artigianelli, per insegnare un mestiere ai ragazzi di Cefalù.
E poi le opere, pensate per tutti e non per pochi. Con Giardina Cefalù ebbe il lungomare che oggi porta il suo nome, avviò la costruzione del porto, acquistò il terreno dello stadio Santa Barbara. In paese si racconta che quei soldi li anticipò lui, di tasca sua, perché la burocrazia era lenta. In quegli anni arrivarono il Village Magique e il Club Méditerranée, e Cefalù cominciò a diventare la città turistica che conosciamo. Giardina pensò anche a chi sarebbe venuto dopo: chiamò accanto a sé giovani come Rosario Ilardo e Pasquale Culotta e insegnò loro che la politica è servizio.
Il 1965 chiude entrambe le storie. A febbraio La Pira rinuncia a ricandidarsi a sindaco di Firenze. Il 6 maggio Giuseppe Giardina muore, colpito da un male che non perdona, dopo quasi vent’anni alla guida della sua città.
Nessun documento dice che i due si siano mai incontrati, e non è questo che conta. Conta che due siciliani della stessa generazione abbiano vissuto la politica nello stesso modo, come una forma di carità. Firenze ha saputo custodire la memoria del suo sindaco e trasformarla in una causa di beatificazione. Cefalù può fare lo stesso.
Come nasce una causa? Il primo passo spetta alla comunità, non a Roma: serve la fama di santità, cioè la convinzione diffusa che quella persona sia vissuta da santo. Serve chi la promuova e serve il vescovo della diocesi, che deve decidere se aprire l’inchiesta. Prima ancora, servono le testimonianze di chi l’ha conosciuta.
Il tempo è poco. Chi ha conosciuto il dottor Giardina da adulto oggi ha più di ottant’anni, e chi era bambino quando lui entrava nelle case a curare i malati ne ha più di sessantacinque. Ogni ricordo che si perde è un pezzo di questa storia che non tornerà. Per questo Cefalunews comincia oggi a raccoglierli: una visita a casa, una parola detta al letto di un malato, una ricetta non pagata, una fotografia di famiglia. Se avete conosciuto Giuseppe Giardina, o se i vostri genitori e nonni vi hanno parlato di lui, raccontatecelo.
Hai conosciuto il dottor Giardina? Raccontacelo
Stiamo raccogliendo le memorie di chi ha conosciuto Giuseppe Giardina, medico dell’ospedale Giglio e sindaco di Cefalù, o ha sentito parlare di lui da genitori e nonni, prima che vadano perdute. Ogni ricordo conta: una visita a casa, una parola, un gesto, una fotografia.
Racconta il tuo ricordo















